Abu Dhabi nega il coinvolgimento nelle operazioni contro le infrastrutture civili di Teheran, definendo le ricostruzioni “fake news”, ma ribadisce il diritto all’autodifesa.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno smentito categoricamente le indiscrezioni, circolate inizialmente su fonti di stampa israeliane, riguardanti un presunto attacco condotto dalle proprie forze contro un impianto di desalinizzazione in territorio iraniano.
Il Ministero degli Esteri degli Emirati, citando fonti riprese dall’agenzia Anadolu, ha voluto chiarire la propria posizione per evitare un’ulteriore escalation nella regione. Il messaggio è netto: Abu Dhabi non ha preso di mira infrastrutture civili.
A rafforzare la smentita è intervenuto Ali Rashid Al Nuaimi, presidente della commissione difesa, interni e affari esteri del Consiglio nazionale federale (Fnc).
Attraverso un post su X, Al Nuaimi ha bollato le notizie come “fake news”, aggiungendo con fermezza:
“Quando facciamo qualcosa, abbiamo il coraggio di annunciarlo”.
Nonostante la smentita sull’episodio specifico, la posizione degli Emirati resta di massima allerta. Il governo ha ribadito che ogni azione intrapresa rientra nel quadro dell’autodifesa contro quella che viene definita “l’aggressione iraniana”.
Pur dichiarando di non cercare uno scontro aperto o un’escalation militare, gli Emirati Arabi Uniti hanno sottolineato di riservarsi il “pieno diritto” di garantire la sicurezza del proprio territorio e dei propri cittadini.
La situazione nell’area rimane estremamente volatile. Mentre gli Emirati cercano di smarcarsi da operazioni non confermate, lo scenario internazionale si complica:
Gli Stati Uniti monitorano con apprensione il possibile dispiegamento di mine da parte dell’Iran.
Il presidente Trump ha inviato avvertimenti durissimi a Teheran, minacciando “conseguenze mai viste” in caso di blocco delle rotte petrolifere.
La Casa Bianca avrebbe invitato Israele a evitare attacchi diretti alle infrastrutture energetiche iraniane per scongiurare un crollo della stabilità economica globale.
L’incidente diplomatico legato alla smentita dell’impianto di desalinizzazione evidenzia quanto sia sottile il confine tra la guerra d’informazione e il conflitto reale in un quadrante dove ogni mossa può innescare una reazione a catena.

