Meloni al Senato: “L’Italia non entrerà in guerra”

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta oggi, 11 marzo 2026, davanti al Senato per riferire sulla gravissima crisi in Iran.

Il discorso, durato circa 45 minuti, ha tracciato una linea netta sulla posizione italiana rispetto all’escalation militare che sta coinvolgendo gli Stati Uniti, Israele e il regime di Teheran.

La premier ha esordito chiedendo unità alle forze politiche, sottolineando che la situazione attuale rappresenta uno dei momenti più complessi degli ultimi decenni per il diritto internazionale.

Meloni ha ribadito con forza un concetto cardine:
“L’Italia non è parte del conflitto, non intende esserlo e non entrerà in guerra.”

Il Governo ha chiarito che il ruolo italiano si limiterà al rafforzamento della presenza difensiva nei paesi del Golfo per proteggere i contingenti militari e le migliaia di connazionali residenti nell’area. Inoltre, agirà per tutelare gli interessi energetici nazionali.

Uno dei passaggi più toccanti e politici dell’intervento ha riguardato la strage delle bambine a Minab. Meloni ha espresso il profondo cordoglio del Paese e la solidarietà ai familiari delle vittime. Inoltre, ha lanciato un monito chiaro:

La premier ha chiesto che vengano accertate le responsabilità e che civili, donne e minori siano preservati da ogni azione bellica.

Pur riconoscendo le minacce poste dal regime iraniano, Meloni ha definito l’intervento militare di Usa e Israele come un’azione che si colloca “fuori dal diritto internazionale”. Questa è stata infatti intrapresa senza il coinvolgimento dei partner europei.

Rispondendo alle preoccupazioni delle opposizioni, la Presidente ha affrontato il tema spinoso delle basi americane sul suolo italiano.

Ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta per l’uso delle basi in operazioni cinetiche (bombardamenti).

Meloni ha assicurato che, qualora arrivassero richieste per attività diverse dalla logistica ordinaria, la decisione finale spetterebbe al Parlamento. Questo garantirebbe così la massima trasparenza democratica.

Il discorso non ha risparmiato riferimenti alle ricadute interne. La premier si è detta pronta a intervenire contro le speculazioni sui carburanti. Allo stesso tempo, ha valutato l’introduzione di accise mobili per proteggere le famiglie italiane dal rincaro dei prezzi energetici causato dal conflitto.

Mentre la maggioranza ha accolto con applausi la linea della “prudenza assertiva”, parte delle opposizioni (in particolare il M5S) ha scelto l’astensione sulla risoluzione finale. Inoltre, ha lamentato la mancanza di un impegno ancora più esplicito contro ogni forma di iniziativa militare unilaterale nel testo votato.