La crisi tra Spagna e Israele raggiunge il suo punto di non ritorno.
Con un provvedimento formale pubblicato l’11 marzo 2026 sul Bollettino Ufficiale dello Stato (BOE), il governo di Pedro Sánchez ha decretato la revoca definitiva di Ana María Salomón Pérez dal ruolo di ambasciatrice a Tel Aviv.
La decisione è stata adottata su proposta del ministro degli Esteri José Manuel Albares e firmata da Re Felipe VI. Questo atto segna il declassamento permanente della rappresentanza diplomatica spagnola in Israele. Da ora in avanti sarà guidata da un semplice incaricato d’affari.
La rimozione formale di Ana Salomón è l’ultimo atto di un’escalation iniziata oltre due anni fa. Ciò è avvenuto in concomitanza con l’inasprirsi del conflitto a Gaza.
La Spagna riconosce ufficialmente lo Stato di Palestina. Questa mossa spinge il governo Netanyahu a richiamare la propria ambasciatrice a Madrid, Rodica Radian-Gordon.
La tensione tocca l’apice. Il governo spagnolo vara misure restrittive contro il transito di navi e aerei carichi di armi diretti in Israele e approva un embargo totale sulle vendite militari. In risposta, il ministro degli Esteri israeliano di allora, Gideon Sa’ar, accusa Madrid di “antisemitismo”. Impone inoltre sanzioni contro due ministre spagnole, Yolanda Díaz e Sira Rego.
In seguito a queste accuse, Madrid richiama Ana Salomón per consultazioni a tempo indeterminato. Da quel momento, la diplomatica non ha più fatto ritorno a Tel Aviv.
La revoca formale del marzo 2026 trasforma quella che sembrava una crisi temporanea in un assetto strutturale.
Sánchez è uno dei leader europei più critici verso l’offensiva militare israeliana. Ha scelto di cristallizzare il basso livello delle relazioni diplomatiche come segno di protesta contro quelle che ha definito politiche “ingiustificabili”.
Attualmente, anche l’ambasciata israeliana a Madrid opera senza un ambasciatore titolare. Questa situazione lascia i due Paesi in una situazione di gelo diplomatico reciproco.
“Il provvedimento ringrazia l’ambasciatrice per i servizi prestati, ma la scelta di non nominare un successore conferma la volontà di Madrid di mantenere minima la cooperazione politica con l’attuale governo Netanyahu.”
Il premier Sánchez è atteso al Congresso dei deputati il prossimo 25 marzo per riferire sulla posizione dell’esecutivo riguardo al conflitto in Medio Oriente e alle nuove tensioni che coinvolgono gli Stati Uniti.
Il declassamento della missione a Tel Aviv sarà certamente al centro del dibattito parlamentare. Il clima appare di forte polarizzazione interna tra la coalizione progressista e le opposizioni di centro-destra.