L’indiscrezione lanciata dal Financial Times accende i riflettori su una diplomazia europea che si muove sottotraccia mentre la crisi energetica stringe la sua morsa sul continente.
Francia e Italia avrebbero avviato contatti diretti con Teheran per sbloccare l’impasse nello Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia fondamentale per il transito del 20% del greggio e del GNL mondiale.
Ecco un’analisi della situazione attuale basata sulle ultime notizie di oggi, 13 marzo 2026.
Secondo fonti diplomatiche, Parigi e Roma stanno tentando di negoziare garanzie specifiche per le proprie navi mercantili e petroliere. L’obiettivo è isolare il transito commerciale europeo dalle ostilità che vedono contrapposti l’Iran agli Stati Uniti e Israele.
Il presidente Macron ha ribadito pubblicamente la necessità di garantire la libertà di navigazione, cercando di sfruttare i canali diplomatici ancora aperti con il presidente iraniano Pezeshkian.
Nonostante le smentite di rito che parlano di “contatti volti solo alla de-escalation generale”, l’Italia è fortemente preoccupata per l’impatto economico. Le forniture di energia sono quasi ferme e il costo del petrolio ha già sfondato la soglia dei 100 dollari al barile.
La situazione nello Stretto è precipitata dopo l’operazione militare “Epic Fury” di fine febbraio. La nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha giurato di mantenere il blocco come arma di pressione economica.
Mentre l’Europa cerca la via del dialogo per evitare rincari insostenibili (il gas naturale è già rincarato del 75%), la retorica della Casa Bianca è di segno opposto. Il presidente Donald Trump ha esortato le compagnie di navigazione a forzare il blocco e ha minacciato azioni militari “devastanti” contro la leadership iraniana, definendo l’Iran ormai prossimo alla resa.
Il tentativo franco-italiano si scontra con una realtà operativa complessa:
Sebbene Italia e Francia partecipino alla missione Aspides nel Mar Rosso, nessuna marina europea sembra attualmente disposta a scortare navi dentro Hormuz per timore di un coinvolgimento diretto nel conflitto.
Non tutti i partner europei concordano con questa strategia. Alcune capitali ritengono che trattare con Teheran in questo momento possa minare la compattezza dell’alleanza occidentale.
Anche in presenza di un accordo politico, i colossi assicurativi non sono ancora pronti a ripristinare le coperture per i rischi di guerra, rendendo i viaggi economicamente proibitivi.
L’attenzione si sposta al Consiglio Affari Esteri di lunedì prossimo, dove l’Unione Europea discuterà nuove sanzioni contro chi ostacola la navigazione, cercando di bilanciare la fermezza politica con la disperata necessità di riaprire i rubinetti energetici del Golfo.