Trump schiera i Marines, Roma e Parigi divise tra diplomazia e smentite

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La crisi in Medio Oriente raggiunge un nuovo picco di tensione.

Mentre il Pentagono accelera il dispiegamento di forze aeronavali verso il Golfo Persico, un “giallo” diplomatico coinvolge l’Italia e la Francia in merito a presunte trattative segrete con il regime di Teheran.


Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato l’invio di circa 5.000 Marines e di ulteriori unità navali, tra cui la nave d’assalto anfibio USS Tripoli, verso le acque antistanti l’Iran.

Secondo fonti della difesa citate dal Wall Street Journal e da ABC News, l’obiettivo strategico di questa imponente mobilitazione potrebbe essere l’isola di Kharg.

L’isola rappresenta il cuore pulsante dell’economia iraniana: da qui transita oltre il 90% delle esportazioni di greggio del Paese. Un eventuale assalto o il controllo statunitense dell’area equivarrebbe a soffocare finanziariamente Teheran.

Interrogato sulla possibilità di un’operazione di terra, Trump non ha confermato né smentito, limitandosi a dichiarare che le navi americane devono “tirare fuori gli attributi” e che il lavoro va “portato a termine”.

In questo scenario di mobilitazione bellica, un report del Financial Times ha scosso le cancellerie europee. Secondo il quotidiano britannico, Italia e Francia avrebbero avviato contatti preliminari con l’Iran per negoziare un “corridoio sicuro” attraverso lo Stretto di Hormuz, garantendo il passaggio delle proprie navi commerciali ed energetiche in cambio di una de-escalation locale.

La reazione di Roma è stata immediata:
Palazzo Chigi ha smentito categoricamente l’esistenza di negoziati bilaterali o trattative “sotto banco” con Teheran.

Fonti del Ministero degli Esteri hanno ribadito che l’Italia punta a una de-escalation generale, ma non intende cercare accordi parziali a scapito degli alleati.

Anche Parigi mantiene una posizione ambigua: se da un lato l’Eliseo non commenta ufficialmente, fonti diplomatiche francesi sottolineano la necessità di smarcarsi dall’approccio puramente militare di Washington per evitare un conflitto totale che paralizzerebbe l’economia globale.


La situazione a Hormuz rimane critica. Dopo gli attacchi alle petroliere delle scorse settimane, il traffico marittimo è quasi nullo.