Il volto del Libano è cambiato drasticamente negli ultimi quattordici giorni. Quella che era iniziata come una nuova ondata di tensioni con Israele si è trasformata in una crisi umanitaria di proporzioni catastrofiche.
Secondo l’ultimo comunicato della Croce Rossa libanese, il numero delle persone costrette ad abbandonare le proprie case ha raggiunto la cifra shock di 900.000 unità.
Il dato più drammatico riguarda la gestione dell’accoglienza.
Nonostante gli sforzi delle autorità locali e delle organizzazioni internazionali, moltissimi sfollati si trovano ancora per strada, ammassati nei parchi pubblici, lungo i marciapiedi del lungomare di Beirut o all’interno di automobili trasformate in ripari di fortuna.
I centri di accoglienza allestiti in scuole, palestre e chiese sono ormai saturi. “La velocità dello spostamento di massa ha superato ogni capacità di risposta logistica”, riferiscono gli operatori sul campo. Molte famiglie sono fuggite con nient’altro che i vestiti che avevano addosso, lasciando zone del sud e della periferia di Beirut ormai colpite duramente dai raid.
La Croce Rossa, insieme ad altre sigle come Caritas e agenzie ONU, sta lavorando incessantemente per distribuire beni di prima necessità:
Kit igienici e medicinali per prevenire la diffusione di malattie nei sovraffollati rifugi collettivi.
Pasti caldi e acqua potabile, dato che l’accesso alle risorse idriche è compromesso in diverse aree.
Supporto psicologico per migliaia di bambini traumatizzati dai bombardamenti e dalla perdita della stabilità domestica.
L’escalation, scoppiata circa due settimane fa, ha riacceso i riflettori su una regione già stremata da anni di crisi economica.
La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione: anche Papa Leone XIV, durante l’ultimo Angelus del 15 marzo, ha lanciato un accorato appello per il cessate il fuoco, chiedendo che prevalga il dialogo per evitare che il Paese sprofondi definitivamente nel caos.
Mentre la diplomazia internazionale tenta faticosamente di tracciare una via d’uscita, la priorità immediata resta fornire un tetto a quel quasi milione di persone che, da una notte all’altra, ha scoperto di non avere più un posto dove tornare.
