La guerra estingue il debito statunitense a costo di vite umane

Esiste una lettura geopolitica ed economica complessa, che lega il destino del debito pubblico statunitense alle dinamiche dei mercati energetici e ai conflitti globali.

Secondo questa prospettiva, la guerra non sarebbe solo un evento tragico, ma un vero e proprio “strumento di politica economica” per una nazione che deve gestire un indebitamento senza precedenti.

L’analisi parte dal presupposto che gli Stati Uniti, gravati da un debito pubblico che ha superato i 34 trilioni di dollari, abbiano necessità di mantenere il dollaro come valuta di riserva globale per continuare a finanziare il proprio deficit.

La guerra interviene come fattore di destabilizzazione e caos che, paradossalmente, rafforza il ruolo degli USA.

I conflitti aumentano l’incertezza globale, spingendo gli investitori verso i titoli di stato americani, considerati ancora un “rifugio sicuro”.

La spesa militare stimola l’industria bellica nazionale, un settore trainante dell’economia statunitense che genera esportazioni e posti di lavoro.

A differenza del passato, oggi gli Stati Uniti sono tra i primi produttori ed esportatori mondiali di petrolio e gas (grazie allo shale gas). Un aumento del prezzo del greggio causato dalle tensioni belliche non è più solo un costo per l’America, ma un “enorme profitto” per le sue aziende energetiche.

Con il prezzo del petrolio alto, i petrodollari continuano a circolare nel sistema finanziario americano. Se il petrolio venisse scambiato in altre valute, il sistema del debito USA rischierebbe il collasso.L’impennata del prezzo dell’oro d’altra parte si sa che indichi una sfiducia latente nel sistema cartaceo.

Gli Stati Uniti, tuttavia, detengono le più grandi riserve auree del pianeta, utilizzando il metallo prezioso come garanzia ultima di solvibilità mentre il resto del mondo cerca protezione dall’inflazione.

La “politica economica si nutre della guerra” come scelta obbligata: finché gli USA riusciranno a controllare i flussi energetici e a mantenere alto il valore degli asset (petrolio e oro), potranno continuare a emettere debito che il resto del mondo è costretto a comprare a costo di vite umane.