Diciannovesimo giorno di guerra: Teheran giura vendetta per Larijani



Il conflitto in Medio Oriente entra nel suo diciannovesimo giorno in un clima di tensione senza precedenti. Dopo la conferma dell’uccisione di Ali Larijani, figura chiave del regime e capo del Consiglio Supremo di Difesa, l’Iran ha ufficialmente annunciato una “rappresaglia implacabile”.

La tensione si riflette drammaticamente sul campo: nelle ultime ore, nuovi raid israeliani hanno colpito duramente Beirut, provocando un bilancio provvisorio di numerosi morti e feriti tra la popolazione civile.

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha lanciato un monito che gela le cancellerie internazionali:
“L’ondata di ripercussioni globali è appena iniziata e colpirà tutti, a prescindere da ricchezza o fede. Il mondo intero subirà le conseguenze di questa aggressione.”

Teheran ha già dato il via all’operazione “True Promise-4”, lanciando ondate di missili balistici e droni verso il territorio israeliano e obiettivi strategici nel Golfo. Nella notte, l’impatto di un ordigno su Ramat Gan, nei pressi di Tel Aviv, ha causato la morte di due anziani e diversi feriti.

Mentre il fronte interno iraniano si prepara ai funerali di Stato di Larijani e del comandante dei Basij, Gholamreza Soleimani (anch’egli ucciso nei raid su Teheran), l’aviazione israeliana (IDF) ha intensificato le operazioni in Libano.

I bombardamenti hanno preso di mira diversi quartieri della capitale libanese e la città di Tiro, ufficialmente per colpire infrastrutture di Hezbollah, ma le autorità locali denunciano una strage di civili.

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito il pieno sostegno a Israele, dichiarando di voler chiudere la questione “in un paio di settimane” e minimizzando i rischi di un lungo coinvolgimento terrestre.

Tuttavia, la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran sta già provocando scossoni ai mercati energetici mondiali, alimentando i timori di una crisi economica globale.