La violenza economica in Italia: un abuso silenzioso che colpisce 7,7 Milioni di persone

La violenza economica è una forma di abuso ancora in gran parte invisibile, ma capace di incidere profondamente sull’autonomia, la sicurezza e la libertà delle persone.

Non lascia segni sul corpo, ma crea catene invisibili che vincolano la vittima a una condizione di totale dipendenza.

Per portare alla luce questo fenomeno, il gruppo Sella e l’Università Cattolica del Sacro Cuore hanno condotto una ricerca, sostenuta da Banca Sella e Fabrick, volta a misurare la diffusione di questa piaga in Italia e a individuarne i fattori di rischio.

L’indagine, realizzata dall’Unità di Ricerca in Psicologia Economica presso il campus di Milano dell’Ateneo, nasce con l’obiettivo di trasformare la conoscenza accademica in iniziative di sensibilizzazione. Il campione di 2.000 persone, rappresentativo della popolazione italiana (equamente ripartito tra generi e fasce d’età dai 18 agli oltre 54 anni), restituisce una fotografia nitida e preoccupante della situazione nazionale.

La violenza economica si manifesta attraverso comportamenti intenzionali mirati a controllare l’accesso alle risorse finanziarie altrui. La ricerca ne individua tre modalità principali:

Il controllo economico: Implica la restrizione dell’accesso al denaro e agli strumenti finanziari, oltre alla richiesta sistematica e ossessiva di rendicontazioni delle spese.

Il sabotaggio economico: Si concretizza nell’ostacolare attivamente le opportunità di lavoro o di formazione, impedendo alla vittima di rendersi autonoma.

Lo sfruttamento economico: Consiste nell’appropriazione indebita delle risorse della vittima o nell’imposizione di obblighi finanziari e debiti non consensuali.
I numeri del fenomeno: chi sono i più colpiti?

I risultati della ricerca sono allarmanti: il 15% degli italiani maggiorenni, circa 7,7 milioni di persone, dichiara consapevolmente di aver subito episodi di violenza economica. Sebbene il fenomeno sia trasversale, la vulnerabilità aumenta drasticamente in alcuni segmenti:
Disoccupati: 24% dei casi.
Fascia d’età 35-44 anni: 22% dei casi.
Reddito limitato: 20% dei casi.
Single, separati o vedovi: 19% dei casi.

Il dato più significativo riguarda l’autore della violenza: nel 54% dei casi si tratta del partner o dell’ex partner, evidenziando come il controllo economico sia spesso un’estensione della violenza domestica. Tuttavia, nel 35% dei casi, l’abuso proviene da altri membri della famiglia o soggetti terzi, segnale di un problema radicato nel tessuto sociale.

Sulla questione è intervenuta l’Avvocato Anna Parlato, Presidente della Commissione Pari Opportunità (CPO), sottolineando come la violenza economica sia una “piaga sociale” che necessita di una risposta ferma non solo legale, ma culturale.

“La violenza economica è spesso il preludio silenzioso a forme di abuso fisico o psicologico ancora più gravi,” afferma l’Avvocato Parlato. “Impedire a una persona di gestire le proprie risorse o di lavorare significa annullarne la capacità di autodeterminazione e la dignità stessa.”

Secondo Parlato, la sfida principale risiede nel far emergere il sommerso: “Molte vittime non denunciano perché non riconoscono il controllo economico come un reato, ma lo vivono come una dinamica familiare conflittuale.

È essenziale che le istituzioni facciano rete per offrire non solo assistenza legale, ma percorsi di alfabetizzazione finanziaria. Una persona consapevole dei propri diritti patrimoniali è una persona libera e protetta.”

L’impegno di realtà come il Gruppo Sella e l’Università Cattolica, unito alla voce delle istituzioni forensi, traccia una strada chiara: la lotta alla violenza economica passa per l’informazione. Riconoscere i segnali del controllo e del sabotaggio è il primo, fondamentale passo per restituire a milioni di persone il diritto fondamentale alla propria indipendenza.