La tensione nel Golfo ha raggiunto un nuovo, drammatico picco nelle ultime 24 ore.
Mentre il regime di Teheran formalizza una proposta in sei punti per la cessazione delle ostilità, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu gela ogni speranza di tregua immediata. Definisce l’Iran una «minaccia esistenziale non solo per Israele, ma per l’intero ordine mondiale». Nel frattempo, il conflitto si allarga: per la prima volta, gli Emirati Arabi Uniti sono intervenuti direttamente contro i vettori iraniani. Inoltre, il cuore di Gerusalemme è stato scosso da pesanti esplosioni.
Attraverso l’agenzia Tasnim, organo vicino ai Pasdaran, l’Iran ha fatto sapere di essere pronto a fermare l’offensiva se verranno soddisfatti sei requisiti definiti “non negoziabili”.
Tra questi spiccano:
Il ritiro immediato delle forze statunitensi dal Golfo Persico.
La fine dei raid israeliani sul territorio iraniano e sulle infrastrutture nucleari.
Il riconoscimento del diritto di Teheran alla difesa sovrana.
La revoca totale di tutte le sanzioni economiche reintrodotte nell’ultimo biennio.
La replica di Netanyahu: «Il pericolo è globale»
Non si è fatta attendere la risposta di Israele. In una conferenza stampa d’urgenza, Netanyahu ha mostrato i dati relativi agli ultimi lanci di missili balistici a lungo raggio. Ha sottolineato come la gittata di alcuni vettori abbia ormai superato i 4.000 chilometri.
«Se qualcuno aveva ancora dubbi, le ultime 48 ore hanno provato che Teheran è un pericolo per il mondo intero», ha dichiarato il Premier. «Non stiamo combattendo solo per la nostra sopravvivenza, ma per impedire che un regime fanatico tenga in ostaggio l’Occidente con il ricatto nucleare e missilistico».
Gli Emirati entrano nel conflitto
Una svolta geopolitica significativa è arrivata dalla risposta militare degli Emirati Arabi Uniti. Dopo mesi di equilibrismo diplomatico, Abu Dhabi ha autorizzato l’intercettazione di droni e missili iraniani che sorvolavano il proprio spazio aereo diretti verso obiettivi sensibili.
La mossa segue una serie di raid iraniani che hanno colpito infrastrutture energetiche nel Qatar e minacciato lo Stretto di Hormuz. Questo ha spinto le monarchie del Golfo a una cooperazione difensiva senza precedenti con il blocco a guida statunitense.
Mentre la diplomazia arranca, la terra trema. Nella notte, diverse esplosioni hanno scosso Gerusalemme. Secondo le prime ricostruzioni dell’IDF (Forze di Difesa Israeliane), il sistema di difesa Iron Dome e le batterie Arrow hanno intercettato la maggior parte dei razzi. Tuttavia, alcuni frammenti sono caduti nei pressi della Città Vecchia e nel quartiere ebraico.
Le sirene d’allarme hanno risuonato ininterrottamente, portando migliaia di cittadini nei rifugi. Al momento si segnalano danni materiali, ma il bilancio dei feriti è ancora in fase di aggiornamento.
L’ultimatum lanciato dal Presidente USA Donald Trump sulla riapertura dello Stretto di Hormuz scadrà nelle prossime ore. Se l’Iran non farà marcia indietro sulle minacce al commercio marittimo, l’escalation potrebbe trasformarsi in un conflitto regionale totale. Questo avrebbe conseguenze imprevedibili per il mercato globale dell’energia.











