La tensione nel Golfo Persico raggiunge il punto di non ritorno.
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un ultimatum perentorio all’Iran attraverso un post sul social Truth. Teheran ha 48 ore di tempo per riaprire completamente e senza minacce lo Stretto di Hormuz. In caso contrario, rischia l’annientamento delle proprie infrastrutture energetiche.
“Se l’Iran non aprirà completamente, senza minacce, lo Stretto di Hormuz entro 48 ore da questo preciso istante, gli Stati Uniti colpiranno e annienteranno le loro varie centrali elettriche, iniziando dalla più grande!”. Con queste parole il tycoon ha alzato drasticamente la posta in gioco. Tutto questo avviene dopo settimane di stallo che hanno visto il prezzo del petrolio impennarsi. I mercati globali sono così entrati in forte sofferenza.
L’ultimatum arriva in un momento di estrema fragilità. Lo stretto, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, è di fatto bloccato dalle forze iraniane. Questo blocco prosegue dall’inizio dell’escalation militare dello scorso 28 febbraio.
La mossa della Casa Bianca segue un inquietante salto di qualità nelle operazioni militari di Teheran. Nelle ultime ore, l’Iran ha lanciato due missili balistici contro la base anglo-americana di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano. Sebbene l’attacco sia fallito, ha dimostrato che l’Iran dispone di vettori capaci di colpire obiettivi fino a 4.000 chilometri di distanza.
Il capo di stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha lanciato l’allarme per il Vecchio Continente: “Berlino, Parigi e Roma sono ormai a portata di tiro diretta”. Un’affermazione che ha spinto il G7 a dichiararsi pronto a ogni misura necessaria per garantire la stabilità delle forniture energetiche mondiali.
La replica degli ayatollah non si è fatta attendere. Il comando operativo delle forze armate iraniane ha avvertito che, in caso di attacco alle proprie infrastrutture elettriche o di desalinizzazione, l’Iran colpirà tutte le basi energetiche e informatiche degli Stati Uniti presenti nella regione.
Mentre Papa Leone XIV dall’Angelus ha lanciato un accorato appello alla pace. “Ciò che ferisce loro, ferisce l’intera umanità” la diplomazia appare paralizzata. Trump, pur avendo accennato nei giorni scorsi a una possibile “de-escalation”, sembra ora intenzionato a forzare la mano per risolvere il blocco navale. Questo blocco sta strangolando l’economia globale, proprio mentre gli Stati Uniti si avvicinano a un delicato passaggio elettorale di metà mandato.
Cosa succederà ora? Il countdown è iniziato. Se entro martedì mattina lo Stretto di Hormuz non sarà dichiarato sicuro per la navigazione internazionale, il mondo rischia di assistere a una nuova, devastante fase del conflitto in Medio Oriente.











