C’era un tempo in cui l’album di famiglia era un oggetto sacro, custodito nel cassetto più protetto del salotto.
Lo si sfogliava con le dita che sfioravano la carta lucida, in silenzio o accompagnati dal racconto del padre o del nonno.
Oggi, come osserva amaramente lo psichiatra Paolo Crepet, quegli album sono stati sostituiti dai reel. Ma cosa abbiamo perso in questa transizione dal fisico al digitale?
La riflessione di Crepet colpisce nel segno: “Dopo che l’hai mostrato a tutti, cosa resta?”.
La domanda mette a nudo la fragilità della nostra epoca. Se un momento felice non viene postato, filtrato e dato in pasto all’algoritmo, sembra quasi che non sia esistito. Eppure, proprio in questo atto di condivisione compulsiva, l’esperienza stessa si “polverizza”.
L’intimità, per definizione, richiede un confine. Quando abbattiamo quel confine per ottenere un like, trasformiamo un ricordo privato in uno spettacolo pubblico. Il risultato è una svalutazione del vissuto: ciò che è di tutti, alla fine, non appartiene più veramente a nessuno.
L’Album di famiglia era un esercizio di memoria e selezione. Si sceglievano le foto migliori (o le più significative) per tramandare una storia ai posteri. Era un atto d’amore verso il futuro.
Il Reel è un esercizio di performance. È pensato per l’istante, per catturare l’attenzione di estranei per pochi secondi prima di essere sepolto da nuovo contenuto. Non è fatto per restare, ma per scorrere.
Viviamo in quello che Crepet definisce il secolo che “polverizza le nostre vite”. La frammentazione dell’attenzione e la necessità costante di approvazione sociale stanno erodendo la nostra capacità di vivere il momento presente. Se siamo troppo impegnati a inquadrare la cena perfetta, smettiamo di assaporare il cibo e, soprattutto, di ascoltare chi ci siede di fronte.
Cosa resta, dunque? Resta la sfida di riappropriarci dei nostri spazi vuoti, di quei momenti che non hanno bisogno di un pubblico per essere preziosi. Forse è tempo di chiudere lo smartphone e ricominciare a costruire ricordi che appartengano solo a noi.
