Gasparri verso le dimissioni, Stefania Craxi in pole per la successione, è primavera piena


Si preannuncia un pomeriggio di fuoco a Palazzo Madama per il gruppo di Forza Italia. Secondo quanto emerge da fonti parlamentari, Maurizio Gasparri sarebbe in procinto di rassegnare le proprie dimissioni dal ruolo di capogruppo al Senato.

La decisione, che dovrebbe essere ufficializzata in giornata, arriva in un clima di crescente tensione interna al partito guidato da Antonio Tajani.

A innescare la crisi sarebbe stata una lettera formale firmata da 14 senatori azzurri (su un totale di 20 membri del gruppo), inviata ai vertici del partito. Nel documento verrebbe richiesta una discontinuità nella gestione del gruppo parlamentare. Di conseguenza, la richiesta spinge di fatto il senatore romano verso il passo indietro.

Nonostante il ruolo di Gasparri sia stato centrale nella transizione post-Berlusconi, la fronda interna sembra aver raggiunto i numeri necessari per imporre un cambio di rotta.

Per la successione, il nome che circola con maggiore insistenza nelle ultime ore è quello di Stefania Craxi. Attualmente Presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato, Craxi rappresenterebbe una figura di mediazione. Potrebbe tenere unite le diverse anime del partito. Inoltre, Craxi è forte di un profilo istituzionale consolidato e di una chiara identità politica.

La situazione è destinata a risolversi in tempi brevi:
Convocazione: È stata già fissata una riunione del gruppo dei senatori di Forza Italia per il pomeriggio di oggi.
Dimissioni: Durante l’incontro, Gasparri dovrebbe comunicare formalmente la sua decisione.
Votazione: Il gruppo sarà chiamato a votare il nuovo presidente. Craxi parte in netto vantaggio rispetto ad altre ipotesi interne.

Questo avvicendamento si inserisce in una fase di riassestamento per Forza Italia. Il partito è impegnato a ridefinire i propri equilibri interni e il proprio peso specifico all’interno della coalizione di governo. Questo riassetto si svolge in vista delle prossime sfide elettorali e legislative.

Intanto il terremoto nel centro destra non si ferma. Sta andando in frantumi la coalizione dopo il risultato referendario.