La narrazione di un governo solido si scontra con una realtà di “inagibilità” operativa ormai ridotta ai minimi termini.
Le dimissioni tardive non bastano, i casi di Santanchè, Delmastro e Bartolozzi sono già approdati al capolinea del distacco forzato. Tuttavia, il loro “sacrificio” non ha sortito l’effetto sperato.
Al contrario, ha lasciato Giorgia Meloni scoperta di fronte a una tempesta che non è più solo mediatica, ma squisitamente governativa.
Il recente risultato referendario sulla Giustizia ha emesso una sentenza inappellabile. La vittoria del “No” non è stata solo una bocciatura tecnica alla separazione delle carriere. Anzi, è stata “un gradiente” che ha misurato, con fredda precisione, l’erosione della popolarità di un governo che sembra aver smarrito la sintonia con il Paese reale.
Mentre i cittadini affrontano rincari che mordono il potere d’acquisto e un momento internazionale di estrema complessità, la Premier tenta di rilanciare la sua figura sui temi dell’integrità e del lavoro. Tuttavia, la navigazione si fa difficile.
L’alleanza strategica di Meloni con Donald Trump e l’asse con Viktor Orbán non bastano a colmare il vuoto di una visione politica internazionale. In un’Europa che, oggi più che mai, esiste troppo poco e in cui contiamo sempre meno, questo diventa evidente.
Senza una difesa comune e un indirizzo politico chiaro, l’Italia resta un attore marginale. Il paese resta anche esposto ai venti di una diplomazia internazionale che avrebbe bisogno di “buon senso” per arginare l’isolazionismo e proteggere gli interessi nazionali ed europei.
Per superare questa impasse non servono ulteriori arroccamenti, ma una visione che guardi oltre la sopravvivenza del quotidiano. Dall’altra parte della barricata, lo scenario non è meno caotico.
D’altra parte, Il tentativo di Elly Schlein di costruire una alternativa, un’alleanza “senza veti” si scontra con la natura “pasticciata” di un Campo Largo. In questo spazio, Renzi e Conte provano a convivere senza una reale base programmatica. Il rischio è che questa somma di debolezze produca solo un’alternativa confusa. Questa alternativa è comprensibile nemmeno agli stessi militanti del PD.
L’unica via d’uscita per restituire dignità e agibilità alla politica resta la sintesi tra una nuova legge elettorale capace di garantire stabilità e una diplomazia efficace che riporti l’Italia al centro dei tavoli che contano.
Senza questi pilastri, l’Italia rischia di restare una nave alla deriva. Pur se Giorgia Meloni provasse a stare in piedi vantando lavoro e integrità personale, il paese continua a imbarcare l’acqua per incompetenza e cialtronaggine dei suoi alleati. Vi sono anche guai giudiziari vari, a cui si aggiunge, per i rincari e le misure inefficaci, sfiducia dei cittadini e purtroppo degli investitori e irrilevanza geopolitica.
