Anno III • Numero 245
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QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

La grande trasformazione dei cieli europei: il low cost sta cambiando pelle?

Passeggeri all'aeroporto al tramonto

Acquisizioni, fondi d’investimento e concentrazione ridisegnano il trasporto aereo. Da easyJet a Ryanair e Wizz Air, il modello che ha rivoluzionato il modo di viaggiare in Europa entra in una nuova fase. E per i passeggeri la domanda diventa inevitabile: continueremo davvero a volare a basso costo?

Per oltre vent’anni il low cost ha cambiato il nostro modo di concepire il viaggio.

Città che un tempo sembravano lontane sono diventate destinazioni per un fine settimana. Volare da una capitale europea all’altra ha finito talvolta per costare meno di un viaggio ferroviario. Aeroporti secondari, prima marginali, sono diventati terminal attraversati ogni anno da milioni di passeggeri.

Ma soprattutto è cambiata la psicologia del viaggiatore: l’aereo ha progressivamente smesso di essere percepito come un mezzo di trasporto riservato alle vacanze importanti o ai viaggi d’affari ed è entrato nella mobilità ordinaria degli europei.

Oggi, però, qualcosa sta cambiando.

L’ondata di acquisizioni e aggregazioni che attraversa il trasporto aereo europeo comincia infatti a interessare direttamente anche le compagnie che hanno costruito il proprio successo sul modello low cost. Il caso easyJet, al centro dell’offerta del fondo statunitense Apollo Global Management, rappresenta probabilmente il segnale più evidente di questa trasformazione.

Non significa necessariamente che il low cost stia scomparendo.

Significa, piuttosto, che il low cost della prossima stagione potrebbe essere molto diverso da quello che abbiamo conosciuto finora.

La rivoluzione iniziata con un biglietto a pochi euro

Per comprendere ciò che sta accadendo bisogna tornare alle origini.

La liberalizzazione del mercato europeo del trasporto aereo negli anni Novanta creò le condizioni per l’affermazione di un modello radicalmente differente rispetto a quello delle compagnie tradizionali.

Il principio era semplice: ridurre il costo del volo eliminando tutto ciò che non fosse strettamente necessario al trasporto del passeggero.

Una sola classe, elevata utilizzazione degli aeromobili, flotte il più possibile omogenee, rotazioni rapide negli aeroporti, vendita diretta dei biglietti, forte utilizzo degli scali secondari e servizi aggiuntivi pagati separatamente.

Ryanair trasformò questa filosofia in un modello industriale particolarmente aggressivo. easyJet ne sviluppò una versione in parte differente, maggiormente presente nei grandi aeroporti e progressivamente capace di intercettare anche una clientela business. Wizz Air costruì invece una fortissima presenza nell’Europa centro-orientale.

La conseguenza fu una democratizzazione senza precedenti del trasporto aereo.

Il prezzo diventò la principale leva competitiva e le compagnie tradizionali furono costrette a reagire.

Ma il successo del low cost finì anche per modificare lo stesso concetto di prezzo.

Quanto costa davvero un biglietto low cost?

È probabilmente questo uno dei cambiamenti più interessanti.

Quando leggiamo:

Napoli-Londra 29,99 euro

la nostra attenzione viene inevitabilmente catturata dal prezzo.

Ma quel numero rappresenta sempre meno il costo complessivo del viaggio.

Al biglietto possono aggiungersi bagaglio, scelta del posto, imbarco prioritario, servizi aeroportuali, pasti, assicurazioni e altre opzioni.

È la logica delle ancillary revenues, i ricavi accessori, diventata uno dei pilastri economici delle compagnie a basso costo.

Non è un elemento marginale. Ryanair, nel bilancio relativo all’esercizio chiuso nel marzo 2026, segnala una crescita del 6% dei ricavi accessori, superiore alla crescita del 4% del traffico, indicando fra le componenti rilevanti la scelta dei posti, il priority boarding e le vendite duty free. Nello stesso esercizio il gruppo ha trasportato 208,4 milioni di passeggeri e registrato un utile, prima delle componenti eccezionali, di 2,26 miliardi di euro.

Il low cost, dunque, non consiste più soltanto nel vendere biglietti economici.

Consiste nel vendere a basso prezzo l’accesso all’aereo e costruire intorno a quell’accesso una serie di servizi capaci di generare margini.

Ed è proprio questa evoluzione a rendere le compagnie low cost particolarmente interessanti anche dal punto di vista finanziario.

Il caso easyJet: quando arriva il private equity

L’operazione easyJet rappresenta un passaggio simbolicamente importante.

Apollo Global Management ha raggiunto un accordo per un’acquisizione valutata circa 5,7 miliardi di sterline, con un’offerta di 7,15 sterline per azione. L’operazione, ancora soggetta alle necessarie approvazioni, dovrebbe portare la compagnia fuori dalla Borsa e concludersi entro il primo trimestre del 2027.

Ma è soprattutto il progetto industriale a meritare attenzione.

Apollo ha indicato tra le direttrici strategiche la modernizzazione e l’evoluzione della flotta, il potenziamento dei servizi accessori e dei programmi di fidelizzazione e l’ulteriore sviluppo di easyJet Holidays.

Non siamo quindi semplicemente davanti all’acquisto di una compagnia aerea.

Siamo davanti alla possibilità che una delle protagoniste storiche del low cost europeo venga trasformata in una piattaforma più ampia di servizi legati al viaggio.

Ed è qui che la vicenda easyJet assume un significato che va oltre la singola operazione finanziaria.

Dalla compagnia aerea alla piattaforma del viaggio

Per molti anni il modello era relativamente lineare:

compagnia aerea → biglietto → volo.

Oggi la catena del valore tende ad allungarsi:

volo → bagaglio → posto → priorità → hotel → autonoleggio → assicurazione → vacanza → fidelizzazione del cliente.

Il vettore non vuole più necessariamente guadagnare soltanto trasportando il passeggero.

Vuole accompagnarlo lungo una parte crescente dell’esperienza di viaggio.

easyJet Holidays è particolarmente interessante proprio sotto questo profilo.

La compagnia possiede infatti una base enorme di clienti ai quali può proporre non soltanto il trasferimento aereo ma un prodotto turistico più articolato.

Il confine fra compagnia aerea, tour operator e piattaforma digitale diventa quindi progressivamente più sottile.

Ryanair: la macchina dei volumi

All’interno di questo scenario Ryanair continua a rappresentare il modello più radicale.

I numeri aiutano a comprenderne la dimensione: nell’esercizio 2026 ha trasportato oltre 208 milioni di passeggeri, con un load factor del 94%. Il ricavo complessivo è salito a 15,54 miliardi di euro, mentre la tariffa media è passata da circa 46 a quasi 51 euro.

È un dato interessante.

La forza di Ryanair non dipende soltanto dal prezzo basso, ma dalla capacità di combinare scala, controllo dei costi, elevato utilizzo degli aeromobili e ricavi accessori.

Più grande diventa la rete, maggiore può essere il potere negoziale verso aeroporti e fornitori e più facilmente i costi fissi possono essere distribuiti su un numero enorme di passeggeri.

Si crea così un circolo virtuoso difficile da replicare per un vettore di piccole dimensioni.

Ed è proprio questo uno dei motivi per cui il settore tende inevitabilmente alla concentrazione.

Wizz Air e la sfida dell’ultra low cost

Accanto a Ryanair ed easyJet rimane Wizz Air.

La compagnia continua a definirsi esplicitamente una ultra-low-cost airline e ha superato complessivamente la soglia dei 500 milioni di passeggeri trasportati dalla propria nascita.

Il suo posizionamento dimostra che nel mercato europeo esiste ancora spazio per un modello fortemente orientato al prezzo.

Ma anche Wizz Air opera ormai in un settore molto diverso rispetto a quello nel quale nacquero le prime compagnie low cost.

Carburante, costo del capitale, salari, disponibilità degli aeromobili, problemi delle catene di fornitura, regolamentazione ambientale e tensioni geopolitiche esercitano una pressione crescente sui conti delle compagnie.

Il biglietto a pochi euro non è quindi necessariamente destinato a scomparire.

Potrebbe però diventare sempre più uno strumento commerciale per attirare il cliente, piuttosto che rappresentare il costo effettivo medio del viaggio.

Non è soltanto il low cost: tutta l’Europa si sta concentrando

Il fenomeno, peraltro, non riguarda esclusivamente i vettori a basso costo.

Il mercato europeo sta vivendo da tempo una progressiva concentrazione attorno ad alcuni grandi gruppi.

Lufthansa ha già acquisito il 41% di ITA Airways e nel 2026 ha annunciato l’intenzione di esercitare l’opzione per acquistare un ulteriore 49%, portando la propria partecipazione al 90%.

La Commissione europea aveva autorizzato l’ingresso di Lufthansa in ITA soltanto a determinate condizioni, proprio per evitare una riduzione eccessiva della concorrenza su alcune rotte.

Il punto è fondamentale.

Le economie di scala possono rendere le compagnie più solide ed efficienti.

Ma una minore concorrenza può produrre anche l’effetto opposto per il consumatore: meno alternative e maggiore capacità dei vettori di aumentare i prezzi.

La stessa Commissione europea, esaminando l’operazione Lufthansa-ITA, aveva esplicitamente indicato fra i rischi possibili un aumento delle tariffe o una riduzione della qualità dei servizi su alcune rotte.

La concentrazione è quindi contemporaneamente una risposta alle fragilità economiche del settore e un potenziale problema concorrenziale.

Perché essere piccoli diventa sempre più difficile

Gestire una compagnia aerea è un’attività caratterizzata da margini relativamente ridotti e da enormi investimenti.

Gli aeromobili costano.

Il carburante costa.

Gli aeroporti costano.

Il personale specializzato costa.

E soprattutto molti di questi costi devono essere sostenuti indipendentemente dal prezzo al quale viene venduto l’ultimo posto disponibile.

A tutto questo si aggiungono variabili che una compagnia non controlla direttamente: guerre, prezzo del petrolio, chiusura degli spazi aerei, scioperi dei controllori di volo, tassi d’interesse, regolamentazione ambientale.

Non sorprende quindi che la stessa Commissione europea ricordi come il mercato abbia già attraversato una lunga fase di consolidamento, con acquisizioni e uscite di scena di numerosi vettori.

La dimensione diventa una forma di protezione.

Ed è qui che il trasporto aereo europeo sembra avvicinarsi a una nuova fase della propria storia.

Il paradosso del low cost

C’è però un paradosso.

Il low cost è nato per aumentare la concorrenza.

Ha sfidato le compagnie di bandiera, aperto nuove rotte, utilizzato aeroporti dimenticati e costretto l’intero settore a ridurre i prezzi.

Il suo straordinario successo potrebbe adesso contribuire al fenomeno opposto.

I vincitori sono diventati enormi.

E quando un settore maturo si concentra intorno a pochi grandi operatori, le barriere all’ingresso aumentano.

Per creare oggi una nuova Ryanair non basta acquistare qualche aeroplano.

Bisogna competere contro compagnie che dispongono di centinaia di velivoli, milioni di clienti, sistemi digitali sofisticati, enormi database commerciali e una forza negoziale difficilmente raggiungibile da un nuovo concorrente.

La vera domanda diventa allora:

quanto può concentrarsi il mercato senza perdere proprio quella concorrenza che ha reso possibile il successo del low cost?

Cosa cambia per il passeggero

Non bisogna tuttavia concludere automaticamente che le acquisizioni determineranno un aumento generalizzato delle tariffe.

Le economie di scala possono produrre benefici reali.

Flotte più efficienti possono ridurre i consumi. Una migliore utilizzazione degli aeromobili può abbassare il costo unitario. Sistemi informatici più sofisticati possono migliorare la gestione della capacità. Gruppi finanziariamente più solidi possono sostenere investimenti che compagnie più piccole non sarebbero in grado di affrontare.

Il problema è capire quanto di questa efficienza verrà trasferito al passeggero e quanto resterà invece nella redditività delle compagnie.

Ed è probabilmente su questo terreno che si giocherà la partita dei prossimi anni.

Il prezzo di 29,99 euro probabilmente non scomparirà

C’è infine un elemento psicologico da non sottovalutare.

Il prezzo estremamente basso possiede una forza commerciale straordinaria.

Un biglietto pubblicizzato a 29,99 euro induce il consumatore ad aprire il sito, controllare la destinazione e iniziare a immaginare il viaggio.

Solo successivamente arriveranno bagaglio, posto, priorità e altri servizi.

Per questo motivo è improbabile che le tariffe promozionali scompaiano.

Potrebbe invece cambiare sempre più profondamente la distanza tra prezzo pubblicizzato e costo finale del viaggio.

Il low cost del futuro potrebbe quindi essere meno una categoria tariffaria e sempre più un sofisticato modello di segmentazione del cliente: ognuno paga soltanto ciò che sceglie, ma praticamente ogni scelta possiede un prezzo.

La nuova geografia dei cieli

Il trasporto aereo europeo sembra dunque avviarsi verso un mercato popolato da pochi grandi ecosistemi.

Da una parte i grandi gruppi tradizionali, capaci di collegare compagnie, hub e alleanze internazionali.

Dall’altra giganteschi operatori low cost con flotte e reti ormai di dimensione continentale.

In mezzo, lo spazio per i vettori indipendenti potrebbe progressivamente restringersi.

E l’ingresso dei fondi di private equity aggiunge un ulteriore elemento: il capitale finanziario vede evidentemente nelle compagnie aeree non soltanto imprese di trasporto, ma piattaforme capaci di generare valore attraverso milioni di clienti, dati, servizi turistici e programmi di fidelizzazione.

È forse questa la trasformazione più importante.

Il low cost non muore: diventa adulto

Quando arrivarono le prime compagnie a basso costo, sembravano quasi un’anomalia.

Aeroporti lontani dalle città, nessun pasto gratuito, posti non assegnati, biglietti acquistati su Internet quando acquistare su Internet sembrava ancora una stranezza.

Poi quell’anomalia ha cambiato l’intera industria.

Oggi molte caratteristiche introdotte dalle compagnie low cost sono state adottate, almeno in parte, anche dai vettori tradizionali. Contemporaneamente alcune low cost hanno iniziato ad avvicinarsi a servizi e modelli che un tempo appartenevano alle compagnie tradizionali.

Le due sponde stanno lentamente convergendo.

Forse, allora, non stiamo assistendo alla fine del low cost.

Stiamo assistendo alla fine del low cost come categoria nettamente separata dal resto del trasporto aereo.

L’offerta su easyJet, la crescita impressionante di Ryanair, le ambizioni di Wizz Air e il consolidamento dei grandi gruppi europei raccontano tutti la stessa storia.

Il mercato è diventato adulto.

E come spesso accade nei mercati maturi, dopo la stagione della crescita arriva quella della concentrazione.

Resta però una domanda alla quale soltanto i prossimi anni potranno rispondere.

Quando nei cieli europei voleranno meno compagnie ma sempre più grandi, il passeggero continuerà a essere il principale beneficiario della rivoluzione low cost?

Oppure scopriremo che il vero prezzo da pagare per la maturità del settore sarà proprio una parte di quella concorrenza che, venticinque anni fa, ci aveva insegnato che volare poteva costare meno di quanto avessimo mai immaginato?