Il conduttore di Report interviene sul caso Forleo e annuncia di voler spostare l’attenzione sulle fonti originarie delle accuse. Poi il riferimento ai vincoli imposti dalla Rai: «Per ogni dichiarazione devo chiedere l’autorizzazione»
Nuovo capitolo nel caso che coinvolge Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, e la magistrata Clementina Forleo. A parlare questa volta è direttamente il giornalista, che da Fiera di Primiero, in Trentino, ha chiarito di non voler procedere con una querela nei confronti di Forleo, spiegando però di voler concentrare l’attenzione su chi avrebbe originariamente diffuso le notizie successivamente riprese dalla magistrata.
Ranucci si trovava in Trentino per la presentazione del suo libro Diario di un trapezista quando, prima dell’incontro con il pubblico, è stato raggiunto dalle domande dei giornalisti.
Le sue parole arrivano in un momento particolarmente delicato, segnato dalle polemiche intorno a Report, dalle verifiche interne alla Rai e dalle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il nome del giornalista.
Ranucci: «Non querelo Forleo»
Il passaggio più significativo riguarda Clementina Forleo.
Ranucci ha spiegato di aver deciso di non presentare querela nei confronti della magistrata perché, secondo la sua ricostruzione, Forleo avrebbe esplicitamente indicato di essersi basata su informazioni già pubblicate da altre fonti.
«Non gliela faccio perché ha detto correttamente che ha ripreso notizie fatte dal Foglio e da Sottile», ha affermato il giornalista.
Subito dopo è arrivata la frase destinata probabilmente ad alimentare ulteriormente il confronto: secondo Ranucci, in questo modo Forleo avrebbe «tracciato i “mandanti”, diciamo così».
Un’espressione forte, sulla quale sarà inevitabile concentrare l’attenzione nei prossimi giorni.
Il conduttore di Report ha infatti annunciato un possibile cambio di strategia: «Adesso sposteremo l’attenzione. Loro per scrivere quelle cose sicuramente hanno le prove».
Il senso della dichiarazione appare chiaro: invece di concentrare l’iniziativa sulla magistrata che ha rilanciato determinate ricostruzioni, Ranucci sembra intenzionato a rivolgersi verso chi quelle informazioni le avrebbe diffuse originariamente.
Le accuse di Clementina Forleo
Lo scontro nasce dalle dichiarazioni pubblicate nei giorni scorsi da Clementina Forleo.
La magistrata aveva rivolto pubblicamente una serie di pesanti interrogativi a Ranucci, facendo riferimento in particolare ad alcune frasi attribuite al conduttore di Report e riportate dalla stampa.
Forleo si era domandata perché Ranucci volesse continuare a mantenere la guida della trasmissione e aveva fatto riferimento alla presunta possibilità che il giornalista rendesse pubbliche chat in suo possesso.
La magistrata era arrivata inoltre a sostenere che, «in un Paese normale», Ranucci sarebbe stato già indagato per estorsione e i suoi telefoni sarebbero stati sequestrati per verificare il contenuto delle presunte intimidazioni.
Si tratta, naturalmente, di valutazioni e accuse formulate da Forleo e non di fatti giudiziariamente accertati. Una distinzione essenziale in una vicenda nella quale dichiarazioni pubbliche, ricostruzioni giornalistiche e procedimenti giudiziari rischiano facilmente di sovrapporsi.
Il cambio di posizione sulla querela
Nelle ore precedenti erano circolate notizie secondo cui Ranucci avrebbe dato mandato ai propri legali di procedere contro Clementina Forleo in seguito alle sue affermazioni.
Le dichiarazioni rese il 19 agosto a Fiera di Primiero modificano però il quadro.
Ranucci ha infatti spiegato esplicitamente di non voler querelare Forleo, motivando la decisione con il fatto che la magistrata avrebbe indicato le fonti dalle quali aveva tratto le informazioni contestate.
A questo punto diventa importante capire che cosa significhi concretamente l’annunciato spostamento dell’attenzione e se alle parole del giornalista seguiranno iniziative legali nei confronti di altri soggetti.
Il rapporto con la Rai e il richiamo al Codice etico
Ma quello relativo a Forleo non è stato l’unico passaggio significativo dell’intervento.
Ranucci ha infatti parlato anche del suo rapporto con la Rai e dei limiti che, secondo quanto riferito dal giornalista, gli sarebbero stati ricordati proprio nella mattinata del 19 agosto.
«Non posso dirvi niente perché questa mattina la Rai mi ha ricordato che per ogni dichiarazione devo chiedere l’autorizzazione», ha affermato.
Il conduttore ha quindi fatto riferimento al rischio di una nuova apertura delle procedure interne: codice etico, audit e possibili provvedimenti disciplinari.
Secondo quanto riportato dalle cronache dell’intervento, Ranucci ha inoltre sottolineato che il terzo provvedimento disciplinare potrebbe portare al licenziamento.
Parole che aggiungono un elemento particolarmente delicato alla vicenda perché spostano il confronto dal piano esclusivamente giudiziario e mediatico a quello dei rapporti interni alla televisione pubblica.
Il Comitato etico Rai e le verifiche su Report
Il contesto, del resto, è già molto teso.
Nei giorni scorsi il Comitato etico della Rai ha lavorato sulla posizione di Ranucci e sulle vicende relative a Report. L’11 agosto ANSA riferiva delle verifiche in corso e della possibilità di un audit interno, per il quale la Rai aveva chiesto alla Procura un via libera allo scopo di evitare interferenze o sovrapposizioni con le attività della magistratura.
Il caso riguarda quindi diversi livelli contemporaneamente: la posizione professionale del conduttore, l’autonomia editoriale di Report, il rispetto delle regole interne del servizio pubblico e le indagini della magistratura.
È proprio questa sovrapposizione a rendere particolarmente complessa la vicenda.
Da una parte esiste infatti il diritto-dovere dell’azienda di verificare il rispetto delle proprie regole interne. Dall’altra rimane centrale il tema dell’autonomia giornalistica, soprattutto quando si parla di una trasmissione d’inchiesta che negli anni ha affrontato dossier riguardanti politica, economia, istituzioni e grandi interessi privati.
Ranucci tace sull’inchiesta: «Rispetto per i magistrati»
Sul fronte dell’inchiesta giudiziaria, Ranucci ha scelto invece una linea molto più prudente.
«Non posso rispondere, non parlo per rispetto dei magistrati», ha spiegato ai giornalisti.
Un atteggiamento che segna un confine preciso rispetto alle dichiarazioni sul caso Forleo.
Sul procedimento in corso il conduttore non entra nel merito, evitando di anticipare valutazioni, ricostruzioni o elementi che potrebbero riguardare l’attività degli inquirenti.
Ed è probabilmente proprio sul piano giudiziario che occorrerà mantenere maggiore prudenza nelle prossime settimane. In una vicenda caratterizzata da accuse, smentite, indiscrezioni e dichiarazioni pubbliche, saranno infatti gli eventuali atti delle procure e le decisioni dei magistrati a stabilire quali elementi abbiano rilevanza penale e quali rimangano invece all’interno del durissimo confronto mediatico in corso.
Una vicenda che va oltre lo scontro personale
Ridurre tutto a una contrapposizione tra Sigfrido Ranucci e Clementina Forleo rischierebbe però di essere semplicistico.
Il caso solleva questioni più ampie sul rapporto tra giornalismo d’inchiesta, fonti, responsabilità delle informazioni pubblicate, libertà di espressione dei giornalisti del servizio pubblico e poteri di controllo dell’azienda.
La frase pronunciata da Ranucci sui presunti «mandanti» aggiunge inoltre un elemento destinato a produrre nuove domande.
Chi sono esattamente i soggetti ai quali si riferisce? In che modo sarebbe nata la ricostruzione contestata? Quali prove esistono a sostegno delle notizie pubblicate?
Ranucci sembra voler portare proprio su questo terreno la prossima fase del confronto.
Quando afferma che chi ha scritto determinate cose «sicuramente ha le prove», il conduttore pone implicitamente una questione centrale per qualsiasi attività giornalistica: la possibilità di dimostrare ciò che viene pubblicato.
Ora l’attenzione si sposta sulle fonti originarie
Il 19 agosto potrebbe quindi rappresentare un punto di svolta nella vicenda.
La decisione annunciata da Ranucci di non querelare Clementina Forleo ridimensiona almeno uno dei fronti dello scontro diretto, ma contemporaneamente ne apre potenzialmente un altro.
L’attenzione potrebbe infatti spostarsi verso le fonti originarie delle notizie contestate e sulla documentazione utilizzata per sostenerle.
Parallelamente rimane aperto il delicato rapporto tra il giornalista e la Rai.
Le parole pronunciate a Fiera di Primiero sull’obbligo di chiedere un’autorizzazione prima di rilasciare dichiarazioni fotografano un clima tutt’altro che disteso all’interno del servizio pubblico.
E sullo sfondo rimane Report, una delle trasmissioni d’inchiesta più conosciute della televisione italiana, insieme alla questione del futuro della sua conduzione.
Per comprendere dove porterà questo nuovo capitolo sarà necessario distinguere con attenzione tre piani: quello delle dichiarazioni e delle polemiche pubbliche, quello delle procedure interne alla Rai e quello delle indagini della magistratura.
Ranucci, almeno per il momento, ha scelto di non parlare del terzo.
Sul primo, invece, ha lanciato un messaggio preciso: Clementina Forleo non sarà il bersaglio della sua querela. L’attenzione, nelle intenzioni dichiarate dal giornalista, si sposterà adesso su chi ha originariamente pubblicato le informazioni che hanno alimentato lo scontro.