Carburante esaurito, rete elettrica fragile e blackout fino a 22 ore al giorno
L’Avana ha perso progressivamente la luce, il rumore del traffico e la normale attività di una grande capitale. Quando cala la sera, interi quartieri restano immersi nell’oscurità, mentre le poche lampade alimentate da batterie e generatori disegnano strade quasi deserte.
La crisi energetica a Cuba ha raggiunto un livello che va molto oltre i normali disservizi. La mancanza di combustibile e il deterioramento della rete elettrica stanno colpendo abitazioni, ospedali, trasporti, attività commerciali e servizi pubblici.
Il 6 luglio 2026 un nuovo collasso della rete nazionale ha lasciato senza elettricità quasi tutta l’isola. Nelle prime ore della lenta ripresa, all’Avana veniva soddisfatto appena l’1% della domanda elettrica. Si è trattato dell’ottavo blackout nazionale dall’ottobre 2025 e del terzo dall’inizio del 2026.
La corrente non rappresenta più una certezza, ma una risorsa concessa per brevi finestre temporali, spesso imprevedibili.
Cuba ha esaurito le riserve di diesel e olio combustibile
Il segnale più grave era arrivato già nel maggio 2026, quando il ministro dell’Energia e delle Miniere, Vicente de la O Levy, aveva ammesso che Cuba non disponeva più di riserve di diesel e olio combustibile.
Il ministro aveva dichiarato che il Paese era aperto a chiunque fosse disposto a vendergli carburante. Nello stesso periodo, alcuni quartieri dell’Avana rimanevano senza elettricità per 20 o 22 ore al giorno.
L’arrivo, tra marzo e aprile, di una petroliera russa con circa 730.000 barili aveva offerto soltanto un sollievo temporaneo. Lo stesso ministro aveva avvertito che una singola nave non sarebbe bastata e che Cuba avrebbe avuto bisogno di diverse forniture simili ogni mese.
La tregua è durata poche settimane. Senza nuovi approvvigionamenti regolari, le riserve sono tornate rapidamente ai livelli di emergenza.
La produzione interna copre soltanto una parte del fabbisogno
Cuba produce internamente circa il 40% del combustibile necessario. Il resto deve essere importato, ma l’isola non dispone di valuta sufficiente e incontra ostacoli crescenti nell’accesso ai mercati internazionali.
Per anni il Venezuela ha rappresentato il principale fornitore estero. Tra gennaio e novembre 2025 Caracas inviava in media circa 27.000 barili al giorno, coprendo approssimativamente metà del deficit petrolifero cubano. La drastica riduzione di questo flusso ha lasciato un vuoto che altri partner non sono riusciti a colmare stabilmente.
Le nuove misure adottate da Washington hanno aggravato il quadro. Gli Stati Uniti hanno minacciato conseguenze commerciali contro i Paesi che forniscono petrolio all’Avana e hanno imposto ulteriori sanzioni alla compagnia petrolifera statale cubana CUPET.
Una rete elettrica troppo vecchia per sopportare la crisi
La mancanza di carburante non è l’unica causa dei blackout a Cuba.
Gran parte dell’elettricità viene prodotta attraverso centrali termoelettriche costruite diversi decenni fa, spesso con tecnologie sovietiche. Gli impianti soffrono per la scarsità di manutenzione, la mancanza di pezzi di ricambio e l’insufficienza degli investimenti.
Quando una centrale si ferma, il sistema dispone di margini troppo limitati per compensare la produzione perduta. Un singolo guasto può quindi provocare uno squilibrio a catena e, nei casi più gravi, il collasso dell’intera rete nazionale.
Le stesse autorità cubane hanno riconosciuto che la produzione termoelettrica è insufficiente. Nel 2025 il ministro aveva spiegato che la produzione nazionale di greggio era scesa da 3,6 a 2,1 milioni di tonnellate annue, mentre le sole centrali termoelettriche ne consumavano circa 2,3 milioni.
Pannelli solari senza batterie sufficienti
Il governo cubano sta cercando di ampliare la produzione da energia solare. I nuovi impianti fotovoltaici possono alleggerire il sistema durante le ore diurne, ma non risolvono automaticamente il problema notturno.
Per rendere stabile una rete alimentata in misura crescente dal sole servono sistemi di accumulo. Le autorità hanno annunciato l’installazione di grandi batterie, ma la transizione richiede tempo, investimenti e componenti che Cuba fatica a importare.
Il risultato è un sistema sospeso tra vecchie centrali che si guastano e nuove fonti rinnovabili ancora incapaci di garantire continuità.
Blackout a Cuba, la vita quotidiana diventa sopravvivenza
Per la popolazione, la crisi non si misura in megawatt. Si misura nelle ore trascorse senza ventilatori, frigoriferi, acqua e possibilità di cucinare.
Le temperature elevate rendono quasi impossibile dormire nelle abitazioni prive di corrente. Le famiglie cercano refrigerio all’aperto, sui balconi o lungo il Malecón, mentre bambini e anziani sono particolarmente esposti al caldo e alle zanzare.
I frigoriferi spenti rappresentano un problema ancora più grave. In un Paese dove molti alimenti sono già difficili da trovare e costosi da acquistare, perdere carne, latte o medicinali conservati al fresco significa subire un danno che numerose famiglie non possono permettersi.
A maggio, le interruzioni avevano raggiunto o superato le 24 ore in alcune zone dell’Avana, provocando manifestazioni e blocchi stradali.
La protesta nasce dalla stanchezza, ma anche dalla sensazione che non esista una data credibile per la fine dell’emergenza.
L’immondizia invade le strade dell’Avana
Senza diesel si fermano anche i camion della raccolta
La carenza di combustibile ha bloccato una parte consistente dei mezzi utilizzati per la raccolta dei rifiuti.
Nel febbraio 2026 risultavano operativi soltanto 44 dei 106 camion destinati alla pulizia dell’Avana. I rifiuti hanno cominciato ad accumularsi agli angoli delle strade, attirando mosche, roditori e altri parassiti.
Con l’arrivo delle temperature estive, il problema è diventato una vera emergenza sanitaria. I sacchi abbandonati si rompono, il cibo marcisce e alcune persone bruciano i rifiuti, producendo fumi tossici nei quartieri densamente popolati.
Secondo i dati municipali citati dall’Associated Press, già prima dell’ultima fase della crisi veniva raccolto meno del 60% dei rifiuti prodotti quotidianamente nella capitale.
Non si tratta quindi soltanto di un problema estetico. L’accumulo della spazzatura aumenta il rischio di contaminazioni, infezioni e diffusione di malattie trasmesse da insetti.
Ospedali senza energia e interventi cancellati
Il sistema sanitario cubano, un tempo presentato come uno dei principali risultati sociali della rivoluzione, sta subendo una pressione senza precedenti.
Gli ospedali cercano di proteggere i reparti essenziali attraverso generatori e piccoli sistemi elettrici autonomi. Tuttavia, anche questi dispositivi richiedono diesel, pezzi di ricambio e manutenzione.
La crisi ha già contribuito alla cancellazione o al rinvio di oltre 100.000 interventi chirurgici. Mancano inoltre medicinali, anestetici, siringhe, vaccini e componenti necessari per riparare le apparecchiature diagnostiche.
Il problema si estende al trasporto dei pazienti. La carenza di carburante rende più difficili gli spostamenti delle ambulanze e impedisce a molte persone che vivono lontano dagli ospedali di raggiungere le strutture sanitarie.
La mancanza di energia compromette anche il pompaggio dell’acqua e la conservazione dei farmaci che necessitano di temperature controllate.
Trasporti e produzione alimentare quasi paralizzati
La disponibilità limitata di diesel ha ridotto drasticamente il trasporto pubblico. Autobus e altri mezzi circolano meno frequentemente, mentre i cittadini sono costretti ad attendere per ore o a percorrere lunghe distanze a piedi.
Anche l’agricoltura è in sofferenza. Senza carburante non funzionano trattori, sistemi di irrigazione e mezzi per trasportare i prodotti verso i mercati.
In alcune zone, frutta e verdura marciscono nei campi perché non possono essere raccolte o consegnate. I blackout colpiscono contemporaneamente magazzini, impianti di lavorazione e sistemi di refrigerazione.
La crisi energetica diventa così una crisi alimentare: meno produzione, maggiori costi di trasporto e prezzi sempre più difficili da sostenere per la popolazione.
Le cause della crisi energetica a Cuba
Attribuire tutto a una sola causa sarebbe scorretto.
L’impatto delle sanzioni statunitensi
Le misure di Washington hanno ristretto ulteriormente l’accesso cubano al carburante, ai finanziamenti e ai sistemi internazionali di pagamento. Le Nazioni Unite hanno collegato l’aggravamento della crisi energetica alle sanzioni e alle difficoltà nell’importazione di combustibile.
Il crollo degli alleati energetici
La riduzione delle forniture venezuelane ha privato Cuba di una fonte di petrolio agevolata e politicamente garantita. Le spedizioni provenienti da altri Paesi non sono state sufficienti a sostituirla.
La crisi economica interna
Cuba non dispone delle risorse finanziarie necessarie per acquistare regolarmente il combustibile ai prezzi di mercato. La produzione è debole, le esportazioni non generano abbastanza valuta e il turismo non ha recuperato completamente il proprio ruolo di motore economico.
Gli errori strutturali del governo
Decenni di investimenti insufficienti, eccessiva centralizzazione, bassa produttività e ritardi nella modernizzazione della rete hanno reso il Paese estremamente vulnerabile.
Le sanzioni aggravano la crisi, ma non cancellano le responsabilità delle autorità cubane nella manutenzione delle infrastrutture e nella gestione dell’economia.
Le Nazioni Unite chiedono carburante per salvare vite
L’ONU ha avvertito che la crisi energetica produce un effetto a catena su sanità, acqua, alimentazione, trasporti e assistenza umanitaria.
Nel marzo 2026 le Nazioni Unite hanno riorganizzato un piano da 94 milioni di dollari con l’obiettivo di assistere circa due milioni di persone. L’organizzazione ha però chiarito che perfino la distribuzione degli aiuti è ostacolata dalla mancanza di carburante.
Senza diesel, i camion delle organizzazioni umanitarie non possono raggiungere le comunità più lontane. Senza elettricità, gli ospedali non possono utilizzare pienamente le apparecchiature ricevute.
Il carburante è diventato quindi una condizione preliminare per qualsiasi altra forma di assistenza.
Un’isola stanca e senza certezze sul futuro
L’aspetto più difficile da misurare è quello psicologico.
Dopo anni di carenze, inflazione, emigrazione e blackout, molte persone non reagiscono più soltanto con rabbia. Si diffonde un senso di stanchezza profonda, alimentato dall’assenza di prospettive.
Le famiglie organizzano ogni giornata attorno all’arrivo della corrente. Si cucina quando l’elettricità ritorna, si caricano rapidamente i telefoni e si tenta di conservare l’acqua disponibile.
La vita quotidiana viene ridotta a una sequenza di emergenze.
Cuba non è semplicemente un’isola momentaneamente senza luce. È un Paese nel quale la crisi elettrica sta mettendo a nudo tutte le fragilità economiche e sociali accumulate nel tempo.
Il blackout che spegne anche la speranza
La crisi energetica a Cuba è diventata il simbolo di un sistema arrivato vicino al limite.
La corrente potrà essere ripristinata dopo ogni nuovo collasso, ma la riaccensione della rete non risolve la mancanza di combustibile né ripara centrali obsolete. Non riempie le casse dello Stato e non restituisce automaticamente fiducia alla popolazione.
Per uscire dall’emergenza servono forniture immediate, investimenti nella rete, maggiore produzione interna, una transizione energetica credibile e un allentamento delle restrizioni che impediscono l’accesso ai mercati internazionali.
Serve anche una riforma economica capace di attrarre capitali e permettere al Paese di pagare ciò che importa.
Fino ad allora, ogni luce che ritorna rischia di essere soltanto una breve pausa prima del blackout successivo.
Domande frequenti sulla crisi energetica a Cuba
Quanto durano i blackout a Cuba?
Nei momenti più critici, alcuni quartieri dell’Avana sono rimasti senza elettricità per 20-22 ore al giorno. In alcune zone le interruzioni hanno superato le 24 ore.
Perché Cuba non ha più carburante?
Le cause comprendono la riduzione delle forniture venezuelane, le sanzioni statunitensi, la mancanza di valuta, la debole produzione interna e l’incapacità di acquistare quantità sufficienti di petrolio sui mercati internazionali.
Qual è stato l’ultimo blackout nazionale?
Il 6 luglio 2026 la rete elettrica cubana è collassata nuovamente, lasciando quasi tutta l’isola senza corrente. Le autorità hanno avviato un lento ripristino, dando priorità agli ospedali e alla produzione alimentare.
La crisi colpisce anche gli ospedali?
Sì. Blackout e carenza di combustibile limitano il funzionamento delle apparecchiature, il trasporto dei pazienti e la conservazione di medicinali e vaccini. Oltre 100.000 interventi sono stati rinviati o cancellati.
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