L’ombra dell’incertezza economica continua a gravare sulle famiglie italiane, con effetti tangibili sui consumi. Secondo i dati diffusi da Confcommercio, il 2025 si è aperto con un calo marcato degli acquisti:
a febbraio i consumi sono scesi del 2,3% rispetto al mese precedente, mentre a marzo si è registrata una flessione più contenuta, pari allo 0,7%. Un segnale di lieve inversione di tendenza arriva però ad aprile, con una timida crescita dello 0,4%.
Confcommercio attribuisce la debolezza della domanda interna all’incertezza generale che caratterizza il clima economico del Paese. Inflazione ancora presente, tassi d’interesse elevati e instabilità geopolitica continuano a frenare la propensione alla spesa, soprattutto per quanto riguarda i beni non essenziali.
Nel dettaglio, i settori più colpiti restano quelli legati al tempo libero e ai trasporti, mentre tengono – seppur con fatica – i comparti legati all’alimentare e alla salute. Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, “la dinamica negativa dei consumi riflette un contesto in cui le famiglie sono sempre più caute nelle decisioni di spesa, condizionate da aspettative poco favorevoli sul futuro economico”.
Il dato positivo di aprile, seppur contenuto, viene accolto con prudenza. “Non possiamo ancora parlare di una vera ripresa – avverte Confcommercio – ma è un segnale che lascia spazio a un cauto ottimismo, soprattutto se nei prossimi mesi si dovessero allentare le tensioni sui prezzi e migliorare le condizioni del mercato del lavoro”.
In questo scenario, l’associazione torna a chiedere interventi strutturali per rilanciare i consumi, tra cui un alleggerimento fiscale sulle famiglie e un piano di sostegno agli investimenti delle imprese, in particolare nel commercio al dettaglio e nei servizi.
Il prossimo trimestre sarà cruciale per comprendere se la leggera ripresa registrata ad aprile potrà consolidarsi, o se il clima d’incertezza continuerà a frenare la ripartenza dei consumi.

