27 Settembre 2022

Criptovalute viste sotto l’occhio di un consulente fiscale: micro guida al 2022. Intervista a Gianmarco Piccoli

Le criptovalute ci fanno sognare. E per non rischiare di trasformare il sogno in incubo, quello che conta davvero è farsi guidare in un mercato ricco di insidie, ovvero il desiderio di ogni investitore con un disegno ben chiaro nella mente: il profitto. Per realizzarlo ci vuole tanta pazienza, lungimiranza, e la giusta dose di sangue freddo. Soprattutto quando si parla di criptovaluta: una moneta digitale basata su una tecnologia chiamata blockchain. La rivoluzione di questa moneta sta nel suo effettivo decentramento, proprio perché non dipende da alcuna banca centrale. Le sue caratteristiche di unicità sono garantite da algoritmi crittografati che proteggono ogni singola transazione. E una delle sue più grandi particolarità sta nel fatto che acquista valore in virtù della comunità che ne detiene il peso. Gianmarco Piccoli è un crypto tax coach, ed è la persona giusta per poter aprire un dialogo su un tema tanto delicato.

Lei si e’ appassionato al mondo delle criptovalute da qualche anno e si è affermato successivamente come consulente internazionale. Come ha iniziato?

Affermato è una parola forte, diciamo che a differenza di molti continuo a formarmi giorno dopo giorno per crescere al livello professionale e seguire al meglio i miei clienti. La mia passione per la fiscalità internazionale ha sposato a pieno la curiosità di un mercato nuovo come quello delle criptovalute. Ricordo bene il mio primo acquisto di Bitcoin nel 2013 sul sito mt.gox, ma ovviamente li rivendetti dopo pochi mesi: non c’erano ancora grosse possibilità di utilizzo.

Ci può spiegare nel dettaglio la sua professione? Ad esempio che tipo di assistenza fornisce ai suoi clienti?

Il Cripto Tax Coach è una figura professionale ad oggi ancora poco conosciuta che tende a indicare e guidare i propri clienti verso la corretta gestione fiscale a seconda dei capitali investiti in criptovalute. Ovviamente si evitano tassazioni elevate, evitando errori che comportino la perdita di fondi.

Essendo un mercato emergente, non c’è ancora una normativa che regoli le criptovalute in Italia. Ma questi investimenti vanno dichiarati?

Non essendovi ad oggi una legge che disciplini e tuteli in modo univoco le criptovalute, secondo alcune indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, questi investimenti possono essere equiparati a compravendita di valuta estera con corso legale. Deve giusto essere indicata nel quadro RW della dichiarazione dei redditi.

Il piccolo investitore, in questo modo, ha l’obbligo di dichiarare al fisco i propri movimenti in criptovalute come i grandi investitori, rischiando così di esporsi ad errori fiscali. L’imposizione fiscale, come stabilita dagli articoli 67 e 68 del TUIR, comporta una tassazione del 26% per i guadagni prodotti dalle criptovalute, ma solo per quei soggetti che hanno detenuto un controvalore minimo di € 51.645,69 per un periodo di 7 giorni continuativi.

Com’è visto il mercato delle criptovalute dalle banche? Un’opportunità o un’insidia?

Tanto per fare un esempio Unicredit è stata la prima banca, pochi giorni fa, ad esporsi per mezzo dei social con la seguente affermazione: “Le attuali policy di Gruppo vietano relazioni con controparti emittenti valute virtuali o che agiscono da piattaforme di scambio”. E questo lascia ben pensare sulla visione delle Banche italiane verso il mercato delle criptovalute.

Quali sono i pericoli e i rischi le insidie di questo nuovo mondo e quali i consigli per i nostri lettori?

Il mercato di criptovalute come tutti i diversi mercati finanziari presentano margini di rischio molto alti, il mio consiglio è di investire sempre una somma che si è disposti a perdere. Consiglio sempre di affidarsi a persone preparate e non al primo guru che trovano online: si possono ottenere grandi risultati con i giusti consigli.

Lei ha studiato molto i mercati internazionali legati alle criptovalute e ha deciso di puntare sugli Emirati Arabi. Ci spieghi il perché.

La Securities and Commodities Authority degli Emirati Arabi Uniti, nel 2020, ha esposto la decisione di regolamentare le attività sulle Criptovalute con il CAAR, quest’ultimo mira a regolamentare l’offerta, l’emissione, la quotazione e la negoziazione di criptovalute negli Emirati Arabi Uniti con le relative attività finanziarie. Tutte queste regolamentazioni innovative in concomitanza di una tassazione ad oggi pari a 0% mi ha spronato ad esplorare sempre più il mercato Emirato.

Per entrare in questo mondo servono ingenti capitali?

Il mercato di criptovalute ad oggi è un’opportunità valida per tutte “le tasche” bisogna solo cercare di fare le scelte più giuste.

Quale sono le opportunità di Business che lei consiglierebbe ad un Suo cliente?

L’opportunità oggi più concreta credo sia il mining, ovvero la produzione diretta di criptovaluta: a differenza del trading non richiede una preparazione finanziaria ed è il servizio più concreto e semplice allo stesso tempo in quanto completamente automatizzato. Personalmente sto seguendo una startup che con i suoi servizi di mining sarà alla portata di tutti.

Che rendimenti si possono avere su progetti legati alle criptovalute?

Se la criptovaluta punta su progetti reali ben strutturati si può guadagnare bene. Eppure il progetto legato al Bitcoin e la speculazione sulla moneta sono due aspetti completamente diversi, come in tutte le cose, dipende sempre dallo studio che dovrebbe fare il consulente serio e non improvvisato. 

La crisi in Kazakhstan nasce dall’ingente fabbisogno energetico del mining. C’è modo secondo Lei di ovviare a questi problemi in futuro?

Non voglio entrare nelle dinamiche e nella politica economica internazionale in quanto ogni singolo Stato ha delle realtà e dei fabbisogni economici diversi . Ma sicuramente si stanno studiando  delle nuove strade per il futuro tra cui l’utilizzo di energia pulita.