27 Settembre 2022

Ucraina e informazione. Ogni Paese fa la sua propaganda

Se “la verità è la prima vittima della guerra” è a causa della propaganda 

C’è quella russa, quella Ucraina e quella Occidentale. La propaganda stravolge la verità con notizie false per manipolare l’opinione pubblica. Questo avviene in tempi normali, figuriamoci in guerra. Così i crimini di guerra diventano accettabili se a commetterli è l’Ucraina.

La propaganda

Secondo il dizionario Treccani, il termine propaganda significa: “Azione che tende a influire sull’opinione pubblica, orientando verso determinati comportamenti collettivi, e l’insieme dei mezzi con cui viene svolta”.

Ma anche: “Complesso di notizie destituite di ogni fondamento, diffuse ad arte e per fini particolari”.

Questo avviene normalmente in ogni Paese del mondo, figuriamoci quando è in corso una guerra. La Russia parla di Operazione militare speciale e fa arrestare chi pronuncia la parola guerra. L’Ucraina inventa notizie per far crescere l’odio verso i russi a livello mondiale e ottenere maggiori armi. Accusa i Paesi che a suo modo di vedere la stanno aiutando poco, come Portogallo, Irlanda e Germania, colpevoli di essere restii a nuove sanzioni contro la Russia e soprattutto l’Ungheria del sovranista Viktor Orban, ancora neutrale. Da Kiev hanno chiesto anche il boicottaggio di Auchan, Leroy Merlin e Decathlon perché non hanno interrotto le loro attività in Russia. L’Italia, nel gioco dei buoni e cattivi, fa da eco alla propaganda ucraina perché per gli interessi della Nato è più corretta di quella russa. Come? Diffondendo notizie false, che vengono prese dai media ucraini senza alcuna verifica, spacciate per vere, salvo poi essere smentite con grande imbarazzo.

Il videogame usato come immagine dei bombardamenti

Alcuni giornali come Repubblica  e La Stampa, qualche giorno fa hanno rilanciato la notizia dell’abbattimento di alcuni elicotteri russi da parte dell’esercito ucraino. Come scritto dai due quotidiani del Gruppo Gedi: “Il comandante in capo delle forze armate ucraine Valery Zaluzhny ha affermato che quattro elicotteri K-52 delle forze armate della Federazione Russa sono stati distrutti dalla difesa aerea delle forze di terra ucraine nella direzione di Kherson questa mattina”. A convincerli della veridicità della notizia era che fosse pubblicata dal quotidiano online Zn.ua, considerato a livello internazionale come la fonte giornalistica più autorevole e imparziale del Paese. Il quotidiano Zn.ua diffonde anche un video a supporto della notizia, che poi si scopre essere un videogioco. I quotidiani del Gruppo Gedi, il cui proprietario possiede anche il Consorzio Iveco Oto Melara (Cio), capofila in Italia nella costruzione di armi assieme a Leonardo, non fanno una bella figura e sono costretti a smentire.

L’Ucraina, prima della guerra, era al 97° posto per la libertà di stampa. Per farci un’idea, l’Italia era al 41° posto secondo la classifica stilata annualmente da Reporters Sans Frontieres, mentre la Russia al 150° posto.

Il falso attacco a un centro di ricerca nucleare a Karkhiv

Imbarazzante la diffusione della notizia secondo cui i russi avrebbero colpito il centro di ricerca nucleare dell’Istituto di Fisica e di tecnologia di Kharkiv. Per alcuni sarebbe stata diffusa dal Kyiv Indipendent, che però l’ha presa da qui, che a sua volta l’ha presa da qui. Nell’edizione del Tg1 del 27 marzo, il giornalista in studio dice che “secondo quanto denuncia Kiev sarebbe stato colpito ancora una volta un centro di ricerca nucleare”. La fonte, per loro, è l’esercito ucraino. L’inviato sul posto dice subito che il centro di ricerca nucleare è integro. Per giustificare la notizia circolata afferma che l’esercito ucraino ha fatto un gioco di parole, dicendo che “forse è stata bombardata l’area di questo istituto di tecnologia, forse un bosco a un paio di chilometri da qui”, quindi forse potrebbe essere a rischio. Non si dice che l’esercito ucraino ha diffuso una notizia falsa per pura propaganda, per magari creare allarmismi e fomentare l’odio nei confronti dei russi e continuare a chiedere maggiori armi, visto che non ha ottenuto la No Fly Zone, più volte invocata. Il giornalista cerca di mettere una pezza con il gioco di parole sulla parola forse e aggiustando il tiro della propaganda ucraina, ma è davvero imbarazzante.

Lo strano caso dei corridoi umanitari di Mariupol

Mariupol fa parte dell’oblast di Donetsk, il sistema di regioni in cui è divisa l’Ucraina, che è controllato quasi interamente dalla Repubblica Popolare di Donetsk. È una delle città più martoriate di questa guerra, perché d’importanza strategica per Putin e uno dei suoi obiettivi dichiarati. Con la conquista di Mariupol, infatti, Putin potrebbe creare un collegamento tra le Repubbliche del Donbass e la Crimea e dar vita un zona cuscinetto tra la Russia e l’Occidente. Si è parlato molto di corridoi umanitari per far evacuare i civili dalla città e si è sempre detto, in Occidente, che siano stati i russi a bloccarli. Numerose le testimonianze, mai trasmesse dai media italiani, che riportano invece il contrario. Qui una cittadina di Mariupol, riuscita a scappare, racconta di come il Battaglione Azov e il Pravij Sector gli sparassero addosso e non li lascassero uscire dalla città. Li accusa di essere dei fascisti. Vittorio Nicola Rangeloni, in Donbass dal 2015, racconta tramite i suoi video ciò che succede in quelle zone. Anche lui ha raccolto testimonianze di cittadini che denunciano di essere stati usati come scudi umani a Mariupol e sono contenti di essere tornati nella loro casa, nel Donbass. Il giorno dopo l’inizio della guerra, ha documentato il bombardamento su civili avvenuto in un quartiere popolare di Donetsk da parte dell’esercito ucraino. Numerose le testimonianze di chi dice che l’esercito ucraino ha occupato le case e gli edifici dei civili facendoli diventare delle basi strategiche da dove sparare ai russi e di conseguenza trasformarli in obiettivi militari e non più civili. Per la propaganda ucraina e occidentale i russi uccidono i civili, e questo è innegabilmente un crimine, ma lo è anche quello degli ucraini. 

A Mariupol è stato usata anche una scuola come base militare dall’esercito ucraino. In un video, un soldato di Donetsk che combatte con i russi, come dimostra la fascetta bianca e rossa per farsi riconoscere dalla popolazione, entra in dei seminterrati di una scuola dove sono state lasciate numerose divise militari e bandiere ucraine. A terra, c’è una donna con una svastica incisa sull’addome, con un taglierino o tramite bruciatura. È coperta da una divisa dell’esercito ucraino. I soldati hanno lasciato lì le uniformi per scappare con abiti civili dopo essere stati bombardati. Propaganda russa? Forse, ma la scena sembra costruita troppo bene per non sembrare vera.

I crimini contro l’umanità

Tanti e da entrambi le parti, i crimini contro l’umanità vengono presentati in maniera differente, dipende se a commetterli sono ucraini o russi. Una bambina ucraina ferita al volto con colpi da arma da fuoco dai soldati russi è un crimine di guerra, è contro l’umanità. Così come lo è legare a un palo i ladri e le ladre. È ormai noto che chi viene trovato a rubare, in questo periodo in Ucraina, si ritrova ucciso sul posto o legato a un palo, seminudo, con la bocca tappata, umiliato e frustrato dai passanti che possono trovare vicino a quei corpi cinte o bastoni con cui sfogarsi. Umiliare in questo modo una persona è roba da medioevo e contro ogni diritti umano, ma La stampa lo presenta come “Il pugno duro dell’Ucraina contro i saccheggiatori”, riportando che il ministro degli Interni dell’Ucraina, Vadim Denisenko, ha affermato di non considerare selvaggio in tempo di guerra questo comportamento. Se fossero avvenuti in Russia, non ci sono dubbi che questi fatti sarebbero stati presentati, giustamente, con parole di ferma condanna.

Sta girando in questi giorni un video che mostra dei soldati ucraini sparare alle gambe di soldati russi ammanettati. Il video integrale mostra i visi tumefatti da segni di violenza coperti da buste di plastica. A sparare sono soldati che hanno una fascetta azzurra sulla divisa, simbolo dell’esercito ucraino, mentre a terra ci sono persone che indossano divise russe. Tuttavia, il comandante in capo delle forze armate ucraine, Valerii Zaluzhnyi, dice che le forze militari russe girano video falsi per screditare quelle ucraine. “Siamo un esercito europeo e non umiliamo i nostri prigionieri. Se questo risultasse essere reale, si tratterebbe di un comportamento assolutamente inaccettabile” ha commentato il consigliere della presidenza ucraina, Oleksiy Arestovych, che ha aperto un’indagine.

Gli ambasciatori dei due Paesi in Italia

L’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov, ha querelato Domenico Quirico per “istigazione a delinquere e apologia di reato” per un suo articolo in cui ipotizzava l’uccisione di Putin come unica alternativa, avendo escluso sia l’intervento militare che la via diplomatica. L’autore dell’articolo, noto inviato di guerra, si è fatto giustamente una risata. L’ambasciatore ucraino, Yaroslav Melnyk, non si è dimostrato da meno ed ha espresso perplessità al direttore di Panorama per un articolo di Elisabetta Burba in cui si denunciava il problema del nazismo in Ucraina. L’ambasciatore si è detto sconvolto per le falsità riportate, non allineate alla propaganda ucraina, senza però entrare nel merito di quali siano queste falsità.

La censura esiste?

La censura è insita nella propaganda ed è inutile negare che ci sia, soprattutto in guerra. È importante urlare che ci sia per far emergere la verità. All’inizio del conflitto veniva censurato, o comunque schernito, chi parlava di responsabilità della Nato nell’allargamento ad Est. Ora sono anche usciti i documenti che testimoniano gli accordi presi alla fine della Guerra fredda. Panorama li ha trovati negli archivi della Sicurezza Nazionale statunitense. All’inizio del conflitto si negava la presenza di nazisti in Ucraina, ma ora che questa verità non viene più nascosta, si accetta, perché fa comodo alla propaganda contro la Russia. Di questo passo si arriverà a dire che i nazisti non sono poi così cattivi, perché combattono contro i russi. O forse ci siamo già.