È con profonda tristezza che annunciamo la scomparsa di Vittorio Emanuele di Savoia, avvenuta a Ginevra all’età di 86 anni.
Figlio di Umberto II, ultimo sovrano d’Italia, la sua vita è stata segnata da un lungo periodo di esilio e vicende giudiziarie controverse.
Vittorio Emanuele è nato sotto l’acclamazione come “principe dell’Impero” durante il regime fascista, ma il destino lo ha privato della possibilità di salire al trono quando nel 1946 il referendum istituzionale ha scelto la repubblica. Costretto all’esilio nel 1948, i Savoia hanno vissuto tra la Svizzera, la Francia e la Corsica fino al 2002.
Nel corso degli anni, Vittorio Emanuele ha emesso dichiarazioni ufficiali di distanza dalle leggi razziali e ha accettato la fine della monarchia italiana. Tuttavia, nel 2007 ha chiesto un risarcimento di 260 milioni di euro allo Stato italiano per l’esilio e ha recentemente richiesto la restituzione dei gioielli di famiglia custoditi presso la Banca d’Italia.
La sua morte è stata annunciata dalla Real Casa, suscitando dolore tra la Guardia d’onore delle Tombe reali al Pantheon, mentre il presidente dell’Istituto Nazionale, Ugo D’Atri, ha ricordato la vita travagliata del principe.
Nonostante sia stato assolto da molte accuse, Vittorio Emanuele è stato coinvolto in scandali, tra cui la morte di Dirk Hamer nel 1978. Arrestato e successivamente assolto nel 1991, è stato nuovamente coinvolto in vicende giudiziarie nel 2006, legate al casinò di Campione d’Italia.
La sua storia controversa è stata portata alla ribalta dalla serie Netflix “Il Principe” lo scorso anno, suscitando reazioni contrastanti. La Cassazione nel 2017 ha ribadito che, nonostante l’assoluzione per omicidio volontario, Savoia non è esente da responsabilità etiche per la sparatoria che causò la morte di Hamer.
La sua vita è stata segnata da alti e bassi, lasciando un’eredità complessa e contraddittoria nella storia della monarchia italiana.



