Una “moderna” Pretty Woman vince gli Oscar. Alla scoperta di Anora: è il film rivelazione dell’anno?

Un po’ commedia romantica, un po’ satira sociale. Per l’Academy è Anora il film più bello in corso agli Oscar. Eppure al di là dell’idea originalissima non resta che la solita riflessione sulla donna in un mondo di soli uomini.

Solo di recente abbiamo aperto una parentesi sulla notte degli Oscar – qui c’è l’articolo –. Tra i pronostici, poco o nulla è andato come avrebbe dovuto andare. Difatti a trionfare è stato proprio Anora, il film di Simon Baker (già vincitore a Cannes) che si porta a casa ben 5 statuette, sia come migliore attrice che come miglior lungometraggio. Una vera e propria sorpresa dato che, al netto di qualche pronostico contro corrente, Anora non era tra i favoritissimi per il premio di miglior film dell’anno. Invece, complice l’uscita di scena di Emilia Perez dalla corsa (a causa di tutte le polemiche nate sui tweet razzisti della Guascon), la commedia diretta e scritta da Sean Baker ha trovato il modo di imporsi. Tutto questo, ovviamente, si è riflettuto su gli altri attori in gara. Demi Moore non riesce a trovare la sua rivincita e lo stesso Timothée Chalamet, con il suo grandioso Bob Dylan, si vede scippare la statuetta da Adrien Brody e da The Brutalist. Tutto questo, però, fa parte della competizione e si sa fin troppo bene che le vittorie agli Oscar sono sempre divisive. E lo è anche quella di Anora che, al netto di un’idea originale e che gioca con tutti i cliché della commedia romantica, si è trovata nel mezzo di questo tornado per una causa di forza maggiore. Nonostante ciò, Anora ha fatto il suo dovere durante la stagione cinematografica e ha convinto proprio perché, inconsapevolmente, ha riflettuto sulla figura della donna. Oltre a questo, però, non c’è niente altro.  

Commedia romantica e mafia romance: i due volti di Anora

C’è da dire che, nella sua interezza, il film è gradevole e racconta una storia molto originale e spazia con arguzia su diversi generi, ma, per quanto possa essere una boccata di aria fresca per il momento storico che stiamo vivendo, c’è da ragionare un po’ sulla sua vittoria agli Oscar. La Anora del titolo è una ragazza come tante che si guadagna da vivere come una spogliarellista. Fino a quando non incontra Vanya. Lui è un ragazzo molto viziato che è figlio di un oligarca russo. I due vivono una vibrante storia di sesso che, subito dopo, diventa qualcosa di più. Una volta sposati a Las Vegas, però, per Anora comincia un grande incubo. Vanya fugge via una volta che gli scagnozzi del padre vorrebbero annullare il matrimonio, e la giovane ragazza si trova a vivere un’avventura incredibile con la speranza di ritrovare il ragazzo e, chissà, sperare di non perdere la libertà che aveva guadagnato. Il finale, però, è amarissimo.

Un film che merita il successo, ma…

Come si nota, Anora è un concentrato di luoghi comuni e il regista ha giocato sapientemente con tutti i cliché portando al cinema un film che si presenta come una commedia romantica fuori dagli schemi per assumere poi i contorni di un road movie dai toni di un mafia romance. Il che potrebbe essere un’idea molto congeniale, ma, alla fine, Anora cade vittima della sua stessa supponenza. Nel bel mezzo della narrazione e nel momento in cui si delineano i volti e contorni della storia, ci si trova di fronte a un film diverso dalle intenzioni iniziali, originale ma usuale. Infatti, alla fine, si esplora ancora una volta il tema femminista, evidenziando l’emancipazione di una giovane ragazza che lotta con tutta se stessa pur di restare a galla in un mondo in cui l’uomo rappresenta ancora il maschio alpha. Si rovescia questo dictat ma, nonostante ciò, non rivela nulla di nuovo né sulla figura stessa della donna né tantomeno su quella dell’uomo. Convince per la sua brillante messa in scena, per i dialoghi schietti e diretti, per la bravura del cast ma, a conti fatti, non si spiegano le sue 5 vittorie agli Oscar.

Il più grande abbaglio del 2025?

Si parlerà ancora di Anora, per molto tempo. Ci saranno detrattori ed estimatori, ma la sua vittoria innesca una considerazione sul cinema contemporaneo e all’epoca di politiche woke e politicamente corrette. C’è ancora voglia di sperimentare, di osare e di proporre qualcosa che possa giocare con diversi generi, e la storia di Anora lo dimostra. Eppure, il film non regala niente di nuovo. Propone sempre la stessa riflessione tra uomo, donna e società. Oggi, con i tempi che corrono e con le politiche di destra estrema che stanno cambiando la nostra percezione della società, ci sarebbe dovuto essere un film più potente e che potesse scuotere le coscienze. Peccato che nessuno abbia pensato a Emilia Perez, a The Substance e allo stesso A complete Unknow. Vince la donna e vince la convenzionalità.