Il governo ha rivolto un appello alla “sobrietà” nei festeggiamenti della Festa della Liberazione,
un invito che – pur giustificato dal recente lutto per la morte del Papa – ha suscitato più di una reazione, soprattutto da parte della sinistra.
A rispondere in maniera diretta è stato Nicola Zingaretti, capo delegazione del Partito Democratico al Parlamento Europeo, che ha scritto sui social:
“Caro governo, noi ovviamente saremo sobri, per ricordare chi ci ha ridato la libertà, difeso la patria e cacciato l’invasore, ma il problema siete voi, che sarete come sempre assenti.”
Il messaggio di Zingaretti è emblematico di una tensione che si rinnova ogni anno intorno alla ricorrenza del 25 aprile, ma che in questa occasione si è caricata di significati politici e simbolici ancora più forti.
L’invito alla sobrietà, motivato dal lutto religioso, è stato letto da molti come un tentativo di minimizzare – se non di svuotare – il significato civile e storico della Liberazione.
Zingaretti ha voluto ribadire che la sobrietà, in questo contesto, non è solo una questione di tono o di forma, ma di rispetto.
Rispetto per chi ha combattuto e sacrificato la propria vita per la libertà dell’Italia, e per i valori democratici su cui si fonda la Repubblica.
La vera mancanza, secondo l’esponente del PD, non è l’eventuale eccesso di celebrazione,
ma l’assenza istituzionale di un governo che, a suo avviso, continua a non riconoscere pienamente il valore storico del 25 aprile.
Negli ultimi anni, la presenza delle alte cariche dello Stato e del governo alle manifestazioni del 25 aprile è diventata un segnale politico importante.
Essere presenti significa riconoscere l’eredità della Resistenza, aderire ai suoi valori e condannare con chiarezza ogni rigurgito neofascista.
L’assenza, viceversa, viene spesso interpretata come una forma di distanza o ambiguità verso quella memoria.
In questo contesto, le parole di Zingaretti non sono solo una risposta polemica, ma anche un richiamo alla responsabilità istituzionale.
Ricordare la Liberazione con sobrietà non significa sminuire la sua importanza. Al contrario, richiede la presenza attiva di chi governa, perché la memoria condivisa ha bisogno di essere incarnata anche nelle istituzioni.
La giornata del 25 aprile si preannuncia, dunque, non solo come momento di memoria storica,
ma anche come ennesimo banco di prova per il rapporto – spesso controverso – tra il governo di centrodestra e i valori fondanti della Repubblica nata dalla Resistenza. Sobrietà, sì. Ma anche presenza, chiarezza e coerenza.

