Gomorra, perché la saga malavitosa di Saviano è la serie che tutti dovrebbero vedere almeno una volta nella vita

Dopo il libro-inchiesta e dopo il film di Matteo Garrone, Gomorra è diventata una tra le serie tv più apprezzate in Italia e nel mondo. A 11 anni dal primo episodio, resta il prodotto italiano che più di tutti ha spiegato il senso di “quality tv”. Oggi tutte e 5 le stagioni sono disponibili in streaming su Now.

È una serie che non avrebbe bisogno di presentazioni. Oggi, è apprezzata per il suo ritratto amarissimo di Napoli e del suo lato oscuro. Gomorra è arrivata in tv nel 2014. Il primo episodio della serie evento di Sky, in pochissimo tempo si è trasformata in un vero e proprio fenomeno di costume. Liberamente ispirata al romanzo di Roberto Saviano, che a sua volta è stato adattato da Matteo Garrone in un film molto controverso, la serie è stata non solo una boccata di aria fresca per il nostro panorama televisivo. Ma, più di tutti, ha fatto intuire come anche l’Italia (con i gusti mezzi) è capace di realizzare prodotti di tutto rispetto, ben lontani dai soliti meccanismi. Proprio per questo si è imposta a livello mondiale. Venduta in Germania e Inghilterra, tra le tante, è arrivata anche in America Latina e negli Stati Uniti (sull’autorevolissima HBO).

Un fenomeno che è andato ben oltre il territorio italiano. Si è imposto in un mercato molto competitivo. Ma la qualità c’è ed è innegabile. Questo spiega il motivo per quale Gomorra ha avuto così tanto successo. È diventato poi la serie italiana più vista al mondo. Suddivisa in 5 stagioni – l’ultima risale al 2021 -, al centro del racconto ci sono le faide. Gli incontri e scontri della famiglia Savastano di Secondigliano sono intenti a imporsi nel mercato della malavita napoletana. Di così grande successo che nel 2019 è stato realizzato anche un film che fa da ponte tra la quarta e la quinta stagione, dal titolo L’immortale. Inoltre, sono in atto le riprese di un prequel che racconta la genesi del clan dei Savastano. E ora vi spieghiamo perché è una serie che merita di essere vista senza se e senza ma.

Gomorra che racconta il male attraverso gli occhi del male stesso

All’ombra delle bellezze di Napoli, nella periferia più oscura della città prendono forma i giochi di poteri del clan dei Savastano per il dominio delle piazze. Don Pietro è il patriarca di una famiglia che gestisce le sue “scignetelle” con un pugno duro. Non contando che Ciro di Marzio – il suo braccio destro – sta cercando di rovesciare il nuovo ordine per gestire lui stesso l’impero. Vuole pensare a un’alleanza tra tutti i clan. La smania di potere di Ciro, però, innesca una serie di eventi del tutto incontrollati che gettano Secondigliano nel caos.

 La vicenda cambia volto di stagione in stagione mostrando tutti i contorni di una vera e propria saga malavitosa. Inoltre, mostra tutti i segreti di una Napoli oscura, tentacolare e pericolosa e mostra anche quanto la camorra sia radicata fin dentro le fondamenta di una città. Una città che pare non abbia nessuna possibilità di redenzione. Una volta che Don Pietro è stato ucciso, Ciro prende il sopravvento. Ma Gennaro, il figlio di Pietro, pian piano assume il comando tanto da scatenare una nuova guerra. 

Una serie che non critica la città di Napoli ma mostra tutte le sue criticità

Al netto del puro intrattenimento, Gomorra è una serie che va ben oltre le beghe camorristiche. Non è solo un prodotto che parla di criminalità e che mostra personaggi senza alcuna redenzione (e che il pubblico ama lo stesso). È una serie che racconta il male nella sua accezione più pura e sconsiderata. Racconta dei e miti della città di Napoli. Non è una città in cui appaiono solo le sue luci, le sue maestosità e le sue grandi bellezze. Appare anche una città in cui a prevaricare è il suo lato oscuro. Questo lato oscuro, purtroppo, è parte integrante della sua stessa sub-cultura.

In questi meccanismi si trova la forza di Gomorra. Da epopea malavitosa, diventa anche un racconto di formazione. Mette in mostra quanto sia insidioso il potere delle criminalità. Mostra quanto sia impossibile estirpare il male alla radice. È una serie senza vinti né vincitori. E piace proprio per questo motivo.

Gomorra, tra neologismi e napoletanità

Più di tutti, convince anche il modo in cui la storia si pone agli occhi del pubblico. Gomorra per farlo ha utilizzato la lingua napoletana che fa intuire come il linguaggio sia parte integrante di una liturgia. Senza quella parlata così stretta, così “volgare” ma con tantissime perle di saggezza popolare, la serie non avrebbe avuto lo stesso impatto. Perché, il napoletano è una lingua a se, affasciante e che ha fa parte della nostra stessa cultura.