Un film evocativo, dai temi difficili ma universali. Brokeback Mountain è uscito in America nel dicembre del 2005, in Italia solo a gennaio dell’anno successivo. Nonostante al centro del racconto ci fosse un amore tormentato tra due uomini, il lavoro di Ang Lee è stato un successo (straordinario) di critica e di pubblico. 20 anni dopo, almeno negli Usa, tornerà nel mese di giugno nei cinema per celebrare la consacrazione di un mito.
Culturalmente è riconosciuto per essere uno dei film più importanti degli anni 2000. A livello di incassi e di rappresentazione della comunità LGBT sul grande schermo rappresenta un grande passo in avanti. È un vero e proprio punto di rottura con il passato. Si può dire che esiste un prima e un dopo il successo di Brokeback Mountain. Prima del celebre film di Ang Lee – che in questo turbolento 2025 festeggia i suoi primi 20 anni –, l’universo cinematografico non era diventato così mainstream nel raccontare tutte le sfumature dell’amore e dei sentimenti tra persone dello stesso sesso. O meglio, gli esempi ci sono stati ma non hanno mai raggiunto la grande distribuzione. Sono rimasti chiusi nel cinema d’essai o dei festival. Brokeback Mountain ha rappresentato un vero punto di svolta.
Dopo, c’è stata una vera e propria riscoperta della tematica LGBT, tanto è vero che il cinema come i libri e la tv, hanno dato ampio spazio di indagine su quel mondo “colorato”. Questo ha permesso di riflettere su tutta una serie di implicazioni (soprattutto sociali e politiche) sulla condizione della comunità in una realtà ancora poco incline ad accettare il “diverso”. In 20 anni la situazione è cambiata. Tanto è stato fatto e molto altro c’è ancora da fare. Tuttavia, il film di Ang Lee è stato un vero e proprio shock culturale. Non solo per la critica e il successo al botteghino ma proprio all’interno del comparto cinematografico. È un film bellissimo, intenso e profondo. Tanto da vincere tre premi Oscar (tra cui quello di Miglior Regia), quattro Golden Globe e stigmatizzato l’appeal di Jake Gyllenhaal e del compianto Heath Ledger nell’immaginario comune.
Il compleanno di Brokeback Mountain: la storia di Ennis e Jack
Venti anni e non sentirli. Ancora oggi, il film ha una tale freschezza e una tale intensità che sembra arrivato solo pochi giorni fa al cinema. Invece, come puntualizzato, nell’arco di questi ultimi 20 anni, il senso stesso del grande schermo è cambiato. Ha ampliato i suoi orizzonti e, più volte, ha dato agio di aprire una parentesi sulla comunità LGBT con un occhio attento e disamorato. Il film di Ang Lee è stato un successo perché è un racconto vero, sincero e di rara bellezza. Questo è reso tale da due interpretazioni da capogiro.
La storia inizia nel Wyoming, nel 1963. Due giovani uomini in cerca di un lavoro stagionale si presentano a un allevatore e vengono ingaggiati per condurre al pascolo un gregge di pecore nella località di Brokeback Mountain (un luogo fittizio sul Big Horn). Ennis e Jack sono due persone agli antipodi ma durante quell’estate scoprono un sentimento profondo che li lega. Si perdono di vista e nei quattro anni successivi le loro vite prendono due pieghe diverse. Tuttavia, entrambi non hanno mai dimenticato ciò che hanno condiviso. Si ritrovano e si amano come la prima volta. Però, il mondo e la società ancora non è pronta per un sentimento così forte e potente.
Prima del film c’era l’omonimo racconto
Una realizzazione travagliata quella di Brokeback Mountain che vede la luce nel 1999. Il progetto, prima di Ang Lee, fu affidato a Gus Van Sant. Tutto è nato dopo il grande successo dell’omonimo racconto di Annie Proulx che fu pubblicato per la prima volta sulla rivista statunitense The New Yorker il 13 ottobre 1997. Il racconto – che viene pubblicato anche in Italia ma solo nel 2005 – diventa un vero e proprio caso editoriale. In poche pagine, l’autrice ha saputo parlare di amore, di vita e di morte. Questo con un tratto semplice e deciso.
Così forte che la storia ha colpito subito le major che hanno pensato di scrivere un film e di realizzarlo con due grandi star. Presentato al Festival del cinema di Venezia, in molti ne hanno apprezzato la sua autenticità. Ben lontano da un puro voyeurismo, Brokeback Mountain ha paralo di amore nella sua accezione più pura e più virulenta.
Una storia che parla di un amore universale
Jack Gyllenhaal e Heath Ledger hanno interpretato due personaggi molto profondi e complicati. Uno è più a suo agio con la propria sessualità, l’altro che non ha accettato fino in fondo la consapevolezza di amare un altro uomo. Il regista li spoglia da ogni falso moralismo e perbenismo. Li mostra senza nessun freno inibitorio, facendo parlare solo il ritmo del loro cuore. Esce fuori un ritratto di un’epoca che fu e di un amore universale che vince. Lo fa contro l’odio e l’indifferenza, contro il diniego e persino contro la morte stessa.