Il tanto criticato live action di Biancaneve, dal cinema, è arrivato il 6 giugno su Disney+. Nonostante una messa in scena accattivante e un cast funzionale (in cui Gal Gadot vince sulla protagonista), il film non buca lo schermo. Inoltre, risulta un esperimento fine a se stesso. La favola viene riscritta a uso e consumo dei tempi moderni ma non c’è più la magia.
Avevamo già aperto una parentesi sul film di Biancaneve, in vista della sua uscita delle sale. La pellicola che ha re-immaginato il mito della Disney (e dei fratelli Grimm) è, di sicuro, una tra le più criticate degli ultimi anni. Tanto da superare persino quella de La Sirenetta. Non è finita nel mirino dei puristi perché la storia si è presa molte libertà (cosa che può essere anche giusta e lecita), ma ha fatto indignare la rilettura fin troppo politica di una favola.
Questa non era nata per celebrare né la donna né i diritti degli esclusi, ma che voleva raccontare la storia di un amore puro e semplice e di quel “vissero felici e contenti”. Al netto di qualsivoglia critica, prendere le distanze dai canoni del film animato del 1937 può anche essere una scelta giusta. Tuttavia, di quel film, di quell’anima, e di quella magia non è rimasto proprio nulla.
Biancaneve, infatti, vuole essere solo una favola femminista, inclusiva e che lotta contro il patriarcato. Questo aspetto si piega alle “nuove” regole della Disney. Se con il live action de La Sirenetta ha funzionato alla perfezione, quello di Biancaneve ha avuto l’effetto contrario. Ci si trova di fronte a un film scialbo, poco incisivo, per nulla romantico. Inoltre, vuole a tutti i costi essere politicamente corretto quando, invece, non lo è affatto. Da poco meno di una settimana è in streaming su Disney+, è in vetta alle classifiche di gradimento. Eppure dopo una visione accurata (lo abbiamo fatto solo per diritto di critica) siamo arrivati a una conclusione: le tradizioni cambiano e dovrebbero farlo in meglio. Qui, invece, c’è proprio un’inversione di tendenza. E poi, il film è proprio brutto.
Biancaneve, principessa femminista
La storia la conosciamo tutti. Qui la sua essenza rimane ma molti aspetti sono cambiati. Biancaneve è ispanica. I nani non vengono chiamati tali e creati con CGI. Anche il principe viene trasformato in una sorta di Robin Hood (senza appeal). Inoltre, Biancaneve stessa è dipinta come una ragazza “tosta e indipendente”. Ella cerca di spodestare il trono della Regina cattiva. Visto sotto questo aspetto, il film potrebbe anche sembrare gradevole. Tuttavia, ci sono molti aspetti che non funzionano.
Da una narrazione lenta e didascalica, da una CGI invasiva, da una serie di canzoni (sì, si canta anche) che non sono aderenti agli eventi. Questo, fino a un finale che strizza l’occhio alla tradizione. Solo per far comprendere al pubblico che Biancaneve è una donna forte e non ha bisogno né del principe né del bacio del vero amore. Ovviamente, in tutto questo, è proprio la Regina Cattiva che vince su tutti. Gal Gadot regala al pubblico un’immagine di Grimilde bella e dannata, proprio come dovrebbe essere.
Un film poco approfondito che cancella la tradizione
Come si può notare, non c’è nulla che si può salvare in questo live-action. Di per sé può anche essere piacevole una rilettura di un grande classico, ma la narrazione, lo sviluppo e i personaggi non sono per nulla coerenti. La storia, infatti, non funziona: è scialba, poco intrigante e senza quella magia del grande classico. Lo sviluppo, poi, è prevedibile e non regala quel guizzo in più al racconto. E i personaggi, che dovrebbero essere il centro di tutto, non riescono a convincere fino in fondo. In primis è Biancaneve che risulta poco appetibile come giovane donna in cerca di riscatto. E poi il principe stesso perde la sua efficacia, diventando ridondante in un racconto poco costruito e strutturato.
La Disney è il diritto alla critica
Bisogna essere obbiettivi: il film è brutto. Non si può salvare nulla da questo live action. Non solo è nato in un periodo storico troppo complesso ma sono i modi a essere sbagliati. Ci si è approcciati alla favola per renderla moderna e inclusiva. Al botteghino, sono in Italia ha funzionato ma in America come nel resto del mondo non è stato il tornado che ci si aspettava. Dicevamo, le tradizioni cambiano. Tuttavia, non l’anima di una favola e qui siam andati ben oltre.