Carlo Calenda, leader di Azione, ha lanciato una proposta audace e ambiziosa ai principali partiti politici italiani: la creazione di una “piccola costituente” di 100 persone incaricata di riscrivere la seconda parte della Costituzione italiana. L’obiettivo è superare le continue frizioni e l’instabilità politica attraverso una riforma strutturale che renda il sistema più efficiente e governabile.
La proposta di Calenda mira a coinvolgere un gruppo selezionato di esperti, accademici, giuristi e rappresentanti delle forze politiche, che possano lavorare in un contesto più ristretto e meno influenzato dalle dinamiche parlamentari quotidiane.
L’idea di fondo è quella di emulare, in scala ridotta, lo spirito e l’efficacia dell’Assemblea Costituente che diede vita alla nostra Carta fondamentale nel dopoguerra.
La seconda parte della Costituzione, che disciplina l’ordinamento della Repubblica, è stata oggetto di numerosi tentativi di riforma nel corso degli anni, spesso falliti o parzialmente attuati. Le critiche più comuni riguardano la complessità del bicameralismo perfetto, la lentezza del processo legislativo, la difficoltà di formare governi stabili e la gestione dei rapporti tra Stato e Regioni.
Secondo Calenda, queste problematiche contribuiscono a un’endemica instabilità politica che impedisce al paese di affrontare efficacemente le sfide economiche e sociali. Una riscrittura della seconda parte della Costituzione, attraverso un processo condiviso e autorevole come quello di una costituente, potrebbe portare a soluzioni durature e condivise.
La “piccola costituente” immaginata da Calenda sarebbe composta da 100 membri, scelti con criteri che ne garantiscano l’autorevolezza e la rappresentatività. Non si tratterebbe di un’assemblea elettiva nel senso tradizionale, ma di un organo tecnico-politico.
I membri potrebbero essere nominati dai partiti in proporzione alla loro rappresentanza parlamentare, ma con una forte enfasi sulla competenza specifica nel campo del diritto costituzionale, dell’economia e delle scienze sociali. L’intento è quello di creare un tavolo di lavoro che operi al di sopra delle logiche partitiche immediate, concentrandosi sul bene superiore del paese.
Tra gli obiettivi principali che la costituente dovrebbe perseguire, si ipotizzano:
Riforma del Parlamento: Superamento del bicameralismo perfetto a favore di un sistema più snello ed efficiente, magari con un ruolo diverso per le due Camere.
Stabilità del Governo: Rafforzamento dei poteri dell’esecutivo e meccanismi che favoriscano la durata dei governi.
Rapporti Stato-Regioni: Rimodulazione delle competenze tra Stato centrale e autonomie locali per evitare sovrapposizioni e contenziosi.
Ruolo del Presidente della Repubblica: Eventuali aggiustamenti sul ruolo e i poteri del Capo dello Stato in un nuovo equilibrio istituzionale.
La proposta di Calenda ha già iniziato a suscitare le prime reazioni nel panorama politico italiano. Mentre alcuni partiti potrebbero mostrare interesse per l’idea di un percorso condiviso per le riforme costituzionali, altri potrebbero esprimere scetticismo sulla fattibilità di un’iniziativa così strutturata, preferendo le vie parlamentari tradizionali o paventando il rischio di un “commissariamento” del dibattito politico.
L’idea di una “piccola costituente” rappresenta indubbiamente un tentativo di rompere gli schemi e di proporre un metodo nuovo per affrontare una delle sfide più complesse della politica italiana: quella della stabilità e dell’efficienza delle istituzioni. Solo il tempo dirà se questa proposta riuscirà a trovare il consenso necessario per diventare realtà.














