Il processo a Michael Jackson, su Sky c’è un documentario che ricostruisce l’indagine sul Re del Pop

E’ stato uno degli artisti più celebri del secolo scorso. Innovatore dal punto di vista musicale ma anche una persona controversa. Su Sky c’è un documentario che ricostruisce – con dettagli inediti – il processo a Michael Jackson che fu poi la tomba della sua carriera. Dal 25 giugno è disponibile anche in streaming su Now. 

Che Michael Jackson sia stato un’icona della musica pop è un dato di fatto. Durante la sua carriera costellata di grandi successi, ci sono state molte ombre sulla vita privata del cantante. Come il processo penale a suo carico in cui il Re del Pop fu accusato di pedofila. Il processo – in cui fui assolto da ogni reato – fu una pietra tombale per Michael Jackson. Diventato tristemente celebre anche a causa di questo processo, per anni si è discusso sulla verità o sulle bugie di quel caso. Ora, nel sedicesimo anniversario della scomparsa di Michael Jackson, Sky Crime presenta in esclusiva la nuova docu-serie Processo a Michael Jackson. La serie sarà in prima visione assoluta da mercoledì 25 giugno sul canale 116 e in streaming su NOW

.  La docu-serie, composta da due episodi da 90 minuti, ripercorre uno dei casi giudiziari più discussi del XXI secolo. Si tratta del processo penale del 2005 che vide il Re del Pop accusato di abusi su minori. Attraverso filmati inediti, trascrizioni processuali e le interviste a giurati, avvocati e testimoni chiave, la serie getta nuova luce sull’intero iter giudiziario. Si parte dalle accuse mosse contro Jackson, passando per la spettacolarizzazione mediatica dell’arresto, fino all’assoluzione totale da parte della giuria il 13 giugno 2005. The People vs. Michael Jackson, titolo originale della docu-serie Processo a Michael Jackson, offre uno sguardo imparziale su un evento che ha segnato la storia della musica e della cultura pop. Mette a confronto la fama e il potere con la ricerca della verità, in un’aula di tribunale e sotto i riflettori globali.

Michael Jackson e il caso mediatico del secolo

Il re del Pop è stato accusato di aver molestato Gavin Arvizo. Quest’ultimo era un ragazzo che Jackson aveva aiutato a guarire dal cancro. Aveva tredici anni al momento del presunto abuso.

Jackson fu rinviato a giudizio per dieci capi d’accusa, di cui quattro minori: quattro per presunte molestie su un minore, quattro per presunta somministrazione di una sostanza intossicante (alcool) su un minore al fine di commettere tale reato. Vi era anche uno per presunte tentate molestie su minori e uno per presunta cospirazione. Ovvero, trattenere il ragazzo e la sua famiglia prigionieri a fini estorsivi e di sottrazione di minori.

Il 13 giugno 2005, dopo circa quattro mesi di dibattito, la giuria lo riconobbe non colpevole verso tutte le accuse. Tante ombre e poche luci su un caso che è diventato di dibattuto e che ha interessato l’opinione pubblica. Nonostante Jackson fu prosciolto, la sua carriera è stata danneggiata come la sua immagine pubblica. 

Il processo a Michael Jackson: chi era Gavi Arvizo 

La storia è venuta fuori nel 2003 a seguito di un altro documentario. Il 3 febbraio del 2003 la Granada Television mandò in onda un documentario dal titolo Living with Michael Jackson  del giornalista britannico Martin Bashir. Il giornalista aveva intervistato e seguito il cantante nella sua vita quotidiana per un periodo di otto mesi. Tre giorni dopo fu trasmesso anche negli USA. In un frammento del documentario veniva presentato Gavin Arvizo, un giovane che Jackson aveva conosciuto tramite un’associazione benefica. Il cantante aveva aiutato a guarire il giovane dal cancro, pagandogli alcune cure. Inoltre, lo aveva invitato nella sua residenza, il Neverland Ranch, per riprendersi da tali cure.

In una scena del documentario si parlava dell’inaspettata ripresa del ragazzo dal cancro. Nel mentre, quest’ultimo appoggiava la testa sulla spalla del cantante e lo teneva per mano. Nel video si raccontava anche di una notte durante la quale il ragazzo, allora tredicenne, aveva dormito nel letto della popstar mentre il cantante si era coricato sul pavimento.

Jackson spiegava che molti bambini, tra cui Macaulay Culkin, suo fratello minore Kieran e le loro sorelle, avevano dormito nel suo letto. Quando il giornalista gli chiese se riuscisse a capire perché alcuni avrebbero disapprovato venendolo a sapere, Jackson rispose che quando si dice “letto” si pensa subito a qualcosa inerente al sesso. Tuttavia non era successo niente di tutto ciò perché avevano soltanto dormito insieme. Durante il processo che ne seguirà, la difesa mise in evidenza che alcuni spezzoni delle riprese erano stati tagliati in fase di montaggio. Questi furono proiettati in aula. Includevano, tra gli altri, i complimenti di Bashir per il rapporto che la popstar aveva instaurato con i figli. Inoltre, per il bene che faceva aiutando i bambini disagiati che ospitava al Neverland Ranch e per il rapporto con i ragazzini nel ranch.

Un processo senza vinti né vincitori

La difesa fece notare che nel montaggio finale mandato in onda, questi frammenti di intervista erano stati sostituiti dalla voce fuori campo del giornalista. Quest’ultimo asseriva invece di essere stato turbato dal rapporto che il cantante aveva con i bambini.  In seguito Jackson diffuse un proprio contro-documentario, chiamato Take Two: The Footage You Were Never Meant to See. Esso era filmato dal suo cameraman personale in contemporanea a quello di Bashir. Con questo documentario cercò di arginare le polemiche che si erano sollevate. Ma così non fu. Per Jackson questo stigma lo ha portato anche alla morte.

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