Gestione delle giornate lavorative, come contrastare “l’infinite workday” secondo Clutch

Secondo il Work Trend Index 2025 stilato da Microsoft, i lavoratori vengono interrotti in media 275 volte al giorno, circa ogni due minuti: tra email, call, chat e notifiche, la giornata lavorativa è diventata un flusso ininterrotto, senza più un inizio né una fine chiari e ben definiti.

A complicare ulteriormente il quadro, il dato secondo cui nelle ore di maggior produttività, molte persone risultino impegnate in meeting, lasciando poco spazio per le attività di strategia e di approfondimento.

Il rischio? Tornare dalle ferie con energia, buoni propositi e nuovi obiettivi, salvo poi ritrovarsi sopraffatti entro la fine della prima settimana. Ma c’è anche un’opportunità: ripensare al tempo come leva strategica per il benessere e per le performance aziendali.

La prospettiva di Clutch

Clutch, startup nata a Milano e attiva nel campo HR, osserva da vicino questa frattura: da un lato le aziende che inseguono performance sempre più efficienti in mercati sempre più veloci, dall’altro i lavoratori che pretendono equilibrio, una maggiore attenzione verso la propria salute mentale e giornate lavorative sostenibili.

Il rientro a settembre porta a galla nuove sfide, comuni a molte aziende: pressioni per mantenere alti gli standard spesso si scontrano con le aspettative dei dipendenti, sempre più interessati a tutelare il proprio equilibrio vita-lavoro” spiega Lorenzo Cattelani, CEO e Founder di Clutch – “ Tuttavia, sebbene il lavoro sia diventato sempre più veloce, digitale e frammentato, non significa che debba essere anche meno umano o sostenibile”.

L’insidia più grande, secondo Clutch, è l’utilizzo distorto delle nuove tecnologie. L’AI, ad esempio, può alleggerire il carico cognitivo, ma se gestita male diventa un moltiplicatore di stress e iperconnessione.

Tre strategie per non cadere nella trappola dell’“infinite workday”

  1. Difendere il tempo di concentrazione (Deep Work):
    Studi di neuroscienze cognitive mostrano che servono almeno 23 minuti consecutivi per tornare a uno stato di piena concentrazione dopo un’interruzione. Pianificare blocchi orari senza notifiche e comunicarlo esplicitamente al team consente di recuperare “ore nette” di produttività strategica.

  2. Rallentare i flussi comunicativi:
    Le ricerche sull’overload informativo evidenziano che la richiesta costante di risposte immediate alimenta il cosiddetto “cognitive switching penalty”: ogni cambio di task comporta una perdita fino al 40% di efficienza. Ripensare le policy interne (ad esempio introducendo “quiet hours” o riducendo l’urgenza delle risposte) significa non solo rispettare i tempi altrui, ma anche ridurre costi nascosti di produttività.

  3. Gestire l’AI come strumento liberatorio, non come acceleratore:
     Gli algoritmi possono automatizzare fino al 40% delle attività ripetitive. Ma l’impatto positivo avviene solo se il tempo liberato non viene riempito da nuove attività a basso valore. Le aziende più avanzate destinano quelle ore a creatività, formazione e benessere, trasformando la tecnologia in un volano di crescita personale e non in un amplificatore di pressione.

Settembre non dovrebbe essere il mese della rincorsa, ma quello della chiarezza”,conclude Cattelani. “Ripensare la gestione del tempo non significa solo alleggerire le agende: significa ridisegnare i modelli organizzativi, restituire alle persone spazi di concentrazione e dare dignità al lavoro profondo e aziende che scelgono questa strada non misurano solo la produttività immediata, ma valorizzano energia, creatività e innovazione a lungo termine. Non serve correre di più: serve correre meglio”.