Riforme: Casellati, ‘premierato entro fine legislatura, non tocca prerogative capo Stato’

Con l’obiettivo della stabilità di governo “ho promosso la riforma del premierato, ora all’esame della Camera, dopo l’approvazione del Senato lo scorso giugno. L’iter si concluderà entro la fine della legislatura”. Lo ha detto il ministro per le riforme Istituzionali, Elisabetta Casellati, nella lectio magistralis dal titolo ‘Riformare l’Italia per contare di più in Europa’, presso l’Istituto Universitario di Studi Europei, a Torino.

“Il disegno di legge governativo -spiega Casellati- per rafforzare il vertice politico dell’esecutivo sceglie la strada maestra. L’introduzione di un meccanismo di legittimazione popolare diretta del presidente del Consiglio”. Oggi “è comprensibile che i cittadini, che non percepiscono il valore del proprio voto perché non sono in condizione di selezionare, confermare o sanzionare la classe governante, siano inclini a disertare le urne.

Le preoccupanti percentuali di astensione registrate da ultimo non sono sorprendenti. Né mi pare senza rilievo che questi picchi di astensionismo siano giunti al termine di un corso storico. Negli ultimi anni si sono susseguiti cinque governi (Monti, Renzi, Conte I e II, Draghi), tutti guidati da leader non eletti”.

Per la ministra di Fi “l’elezione diretta non segna la fuoriuscita dalla forma di governo parlamentare. La forza politica del Presidente suffragato dal voto popolare si proietta, infatti, sui suoi ministri, rendendolo più influente e autorevole. Anche sull’azione di governo, che rafforza, ma lascia integro il potere del Parlamento di disporre della relazione di fiducia. La possibilità per il Parlamento di sfiduciare il Premier, ancorché dotato di legittimazione popolare diretta, ne riconferma la centralità. Le Camere non vengono private del potere di ‘fare e disfare il Governo’. È perciò paradossale che chi paventa la curvatura autoritaria che sarebbe impressa dal ‘premierato’ alla forma di governo non colga che il Parlamento. Rispetto al governo, esso conserva intatto il suo potere politicamente più significativo: quello di dare e revocare la fiducia”.

“Il Presidente della Repubblica –aggiunge- non ha poteri di partecipazione alla funzione di indirizzo politico, ma poteri di garanzia dei valori costituzionali e di rappresentanza dell’unità nazionale. La sua neutralità e la sua autorevolezza derivano appunto dal fatto di non essere di parte, ma di attingere la sua legittimazione direttamente dai valori unitari della Costituzione”. “Questo ruolo di garanzia non è toccato dal rafforzamento dei poteri politici del presidente del Consiglio, perché diversi e inconfondibili sono i piani sui quali si svolge la rispettiva azione. Con la legittimazione popolare diretta è innegabile che il Presidente del Consiglio. Con esso il Governo possano procedere più efficacemente. Tuttavia, l’arbitro, cioè il capo dello Stato, resta arbitro”, conclude Casellati.

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