Si chiude un anno che resterà scolpito nella memoria collettiva.
Non è stato solo un susseguirsi di mesi. È stato un lungo e solenne addio a figure monumentali che hanno plasmato il Novecento e definito l’identità del nuovo millennio.
Dalla spiritualità alla moda, dal grande schermo alle arene sportive, il 2025 traccia il confine netto tra un passato glorioso e un futuro tutto da scrivere.
Mentre il mondo si prepara a brindare all’arrivo del 2026, lo sguardo collettivo non può che volgersi all’indietro. Il calendario degli ultimi dodici mesi è stato scandito da rintocchi funebri. Questi hanno colpito i cuori di diverse generazioni, segnando la fine di un’era per la cultura globale.
Il momento di massima commozione è avvenuto nel cuore della primavera. Il 21 aprile 2025, in un lunedì di Pasquetta sospeso tra la gioia del Giubileo e il dolore, si è spento Papa Francesco. Dopo una serie di ricoveri che avevano tenuto il mondo con il fiato sospeso, la scomparsa di Jorge Mario Bergoglio ha lasciato un vuoto immenso. Il “Papa della gente” ha salutato i suoi fedeli proprio nell’anno della speranza, aprendo la strada al pontificato di Leone XIV.
Il cinema mondiale ha visto sbiadire alcune delle sue stelle più brillanti. L’anno si era aperto con il lutto per il visionario David Lynch, seguito a febbraio dalla scomparsa di un gigante del calibro di Gene Hackman.
L’autunno è stato altrettanto spietato, portando via il fascino di Robert Redford e l’anticonformismo di Diane Keaton. Infine, a pochi giorni dal brindisi di Capodanno, il mito si è fatto eterno. Il 28 dicembre si è spenta Brigitte Bardot, l’ultima vera dea del cinema europeo.
Anche nel nostro Paese il dolore è stato profondo e diffuso. Ad agosto, l’Italia ha salutato il “Re della TV”, Pippo Baudo, l’uomo che per decenni ha inventato il racconto televisivo nazionale. Grande commozione ha destato anche la scelta delle Gemelle Kessler, unite fino all’ultimo nel suicidio assistito. Il cinema italiano, dal canto suo, ha perso la bellezza senza tempo di Claudia Cardinale. Inoltre, la forza di Eleonora Giorgi, che si è arresa dopo una lunga e dignitosa battaglia contro il cancro, è mancata.
Il 4 settembre rimarrà una data spartiacque per il Made in Italy. La morte di Giorgio Armani ha segnato la fine del regno del “Re” della moda. Lui era l’uomo che ha vestito il mondo con la sobrietà del grigio e del blu. Insieme a lui, il settore ha pianto Rosita Missoni e il genio calzaturiero di Cesare Paciotti.
L’arte ha perso i suoi sguardi più acuti: dalla provocazione fotografica di Oliviero Toscani alla maestria scultorea di Arnaldo Pomodoro. Anche la decostruzione architettonica di Frank Gehry è stata persa.
La colonna sonora del 2025 si è affievolita con le scomparse di Ornella Vanoni, dell’icona rock Marianne Faithfull e del carismatico Ozzy Osbourne. La letteratura ha perso la satira di Stefano Benni e lo spessore civile del Premio Nobel Mario Vargas Llosa.
Infine, lo sport ha subito perdite. Il tennis ha pianto il suo signore, Nicola Pietrangeli, mentre il ring ha salutato per l’ultima volta la tecnica di Nino Benvenuti e la potenza di George Foreman. Anche la cultura pop americana è in lutto. Il 2025 ha portato via Hulk Hogan, l’eroe che ha reso il wrestling un fenomeno globale.
Il 2026 bussa alle porte, ma porta con sé un bagaglio pesante. È quello di un mondo che, senza questi protagonisti, si sente improvvisamente più solo e un po’ meno magico.














