“Gli italiani non sono un obiettivo degli iraniani”. Con queste parole il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è intervenuto ai microfoni di Rainews24 per rassicurare il Paese dopo il grave attacco che ha colpito la base di Ali Al Salem, in Kuwait, dove è di stanza un contingente dell’Aeronautica Militare italiana.
L’attacco, avvenuto nella mattinata di ieri, 15 marzo 2026, ha visto un drone colpire un hangar della base, provocando la distruzione di un velivolo a pilotaggio remoto MQ-9A “Predator” in dotazione alla nostra task force. Nonostante i danni materiali ingenti, il Ministro ha confermato che non si registrano feriti tra il personale italiano.
Il capo della Farnesina ha voluto ribadire con forza la distinzione tra la presenza italiana nell’area e il conflitto in corso tra Teheran e Washington.
“Non siamo in guerra contro l’Iran e non c’è un atteggiamento ostile nei nostri confronti. I nostri militari stanno bene, erano già in sicurezza al momento dell’impatto.”
Secondo Tajani, la base in Kuwait rappresenta un obiettivo militare per l’Iran principalmente a causa della massiccia presenza statunitense (oltre 13.000 soldati nell’area), rendendo le strutture dei “bersagli collaterali” nel quadro della più ampia escalation regionale. Il Ministro ha inoltre chiarito che le missioni italiane proseguiranno: “Manteniamo fede ai nostri impegni, non ci facciamo intimorire da un drone”.
Sicurezza e “diradamento” dei contingenti
Nonostante le rassicurazioni politiche, lo Stato Maggiore della Difesa ha confermato che il livello di allerta è massimo. Il generale Luciano Portolano ha precisato che il dispositivo italiano era stato preventivamente “alleggerito” nei giorni scorsi proprio in previsione di possibili rappresaglie iraniane.
Evacuazioni preventive: Circa 239 militari sono stati trasferiti temporaneamente in Arabia Saudita.
Ad Ali Al Salem restano circa 80 unità, il minimo indispensabile per garantire la continuità delle operazioni di sorveglianza e supporto anti-ISIS.
Il Predator distrutto era un assetto fondamentale per la ricognizione, ma la sua perdita non comprometterebbe, secondo la Difesa, la sicurezza immediata dei soldati a terra.
L’episodio si inserisce in un clima di estrema tensione. Mentre il Pentagono valuta nuove risposte operative e l’amministrazione Trump spinge per una coalizione nello Stretto di Hormuz, l’Italia cerca di mantenere aperto un sottile canale diplomatico.
Da Piazza San Pietro, anche Papa Leone XIV è tornato a lanciare un accorato appello per il cessate il fuoco, definendo la situazione nel Golfo “una ferita che minaccia il mondo intero”.
Al momento, la Farnesina monitora costantemente la situazione dei circa 500 civili italiani residenti in Iran, dichiarandosi pronta a un’eventuale evacuazione qualora le condizioni di sicurezza dovessero ulteriormente precipitare.
