Notte Nazionale del liceo classico: la grande bellezza del teatro e dell’arte

L’Umanità che non muore: se il grido di Troia risuona nelle ferite di Gaza

La potenza della tradizione antica non ha nulla di statico; non è un’eco lontana, ma una voce che scuote il presente.



Il mito non abita i musei, ma vive ovunque ci sia un cuore capace di ascoltarlo.



Al Liceo “Don Carlo La Mura” di Angri, la Notte Nazionale del Liceo Classico ha dimostrato che il teatro antico parla ancora a tutti noi con un’empatia travolgente: “un ponte” di carne e parole che unisce il pianto delle madri di Euripide al dolore silenzioso delle madri a Gaza e ancora in Iran e in Ucraina, trasformando la scuola in un grembo di umanità ritrovata.



Esistono momenti in cui la cultura smette di essere chiusa in una scuola e diventa respiro, urlo, necessità collettiva.



È quanto accaduto ieri tra i corridoi e ai vari piani del plesso del Liceo “Don Carlo La Mura”, dove la Dirigente Scolastica Rossella Tedesco, insieme a un corpo docente unito in una missione educativa senza precedenti, ha dato vita a un evento che ha scosso nel profondo le autorità locali insieme al folto pubblico presente.



Non è stata una semplice rappresentazione, ma un rito collettivo di una bellezza e un’intensità quasi insostenibili, che ha visto il coinvolgimento totale e appassionato di ogni componente dell’istituto.



Sotto il vessillo dell’Humanitas, la serata ha offerto un “percorso itinerante” curato con dedizione totale, grande talento e grande sacrificio.



Il cuore pulsante della serata è stata la messa in scena di tanti spettacoli ai vari piani, una esplosione di colori e di splendore.



Bagliore che squarcia il buio la rappresentazione de “Le Troiane” di Euripide, diretta con una sensibilità che ferisce e incanta, a cura delle professoresse Adele Fresa e Lidia Sellitto.



In una coreografia che rimarrà impressa nella memoria dei presenti, le studentesse, con il capo coperto e i piccoli in braccio, hanno danzato una nenia straziante, ruotando su se stesse in un cerchio di dolore universale.



Ma è stato nel gioco delle luci che lo spettacolo ha toccato il suo apice simbolico: un balletto evocativo, sostenuto da musiche di rara efficacia, ha visto i ragazzi muoversi con fari e torce, creando squarci di luce nel buio.

Il bagliore che rappresenta la cultura capace di lacerare le tenebre dell’interesse economico, del capitale e delle discordie umane.



Sullo sfondo, un’immagine potente e terribile: la fotografia di una Gaza distrutta, dove una bambina vestita di rosso guarda verso lo spettatore.

Quel “rosso” è diventato un ponte visivo e morale, un richiamo lancinante al parallelo tra il dramma attuale e gli orrori di Auschwitz, un monito contro ogni forma di genocidio che la storia, purtroppo, continua a ripetere.

In questo mosaico di espressione corale, si è stagliata con forza l’interpretazione di Imma Sorrentino, nell’Urlo Bianco. Nel ruolo di Elena di Troia, la Sorrentino, giovane attrice, già apprezzata per l’intenso lavoro cinematografico con il film “Malavia”, ha incantato la platea.



Immersa in una scenografia blu profondo, ha restituito tutta la tragica e complessa bellezza di un mito che non smette di interrogarci, confermando un talento magnetico e già ampiamente riconosciuto.



L’evento ha trovato il suo culmine emozionale e la sua sintesi perfetta nel discorso finale sulla bellezza e sul teatro a celebrare la Giornata Internazionale del Teatro che cade nel medesimo giorno, a cura della studentessa Antonia Di Prisco. Al termine delle rappresentazioni, Antonia Di Prisco ha rivolto un appello potente, inneggiando alla partecipazione attiva del teatro nelle scuole di ogni ordine e grado.



Le sue parole sulla necessità della bellezza e sulla costruzione della pace attraverso l’arte hanno rappresentato il manifesto della serata.



Il successo di questa “Notte dei miracoli”, celebrata tra gli applausi delle istituzioni e la commozione dei cittadini, conferma che il “Don Carlo La Mura” e gli altri licei d’Italia operano una forma di resistenza potente e hanno compiuto qualcosa di veramente concreto, dimostrando che la cultura non è solo memoria, ma l’unica forza capace di squarciare il buio e restituirci la nostra Umanità.