“Nelle ombre del silenzio si celano verità scomode”. Intervista alla scrittrice Marianna Donatello

Siamo davvero convinti di conoscere la realtà che ci circonda e le persone che ne fanno parte?

Questo è uno degli interrogativi che si porrà il lettore leggendo “Cappuccetto Rosso, il lupo e la città” il romanzo della scrittrice Marianna Donatello che sta riscuotendo tanto successo e la cui lettura è davvero illuminante.

Questa rivisitazione moderna di una fiaba tanto conosciuta consente di inoltrarci del mondo di quelle verità che fanno fatica ad affermarsi perché è più comodo celarle. Tra suggestioni oniriche, mistero, suspense e imprevisti colpi di scena, la protagonista Irina si troverà sospesa tra sogno e realtà, passato e presente, menzogne e verità.

Questo romanzo di caratterizza per le sue sfumature gotiche che lo rendono un vero e proprio thriller piscologico avvincente. Una lettura coinvolgente che suscita emozioni intense nelle quali calarsi a pieno.

Ce ne parla in questa intervista Marianna Donatello con la quale conversiamo di verità, del duello tra luce e oscurità e della sua passione per la scrittura creativa.

Marianna partiamo dall’origine, come è nata l’idea di scrivere Cappuccetto Rosso, il lupo e la città?

In realtà ho scritto questa storia vent’anni fa, mentre frequentavo un Master in scrittura creativa e sceneggiatura. L’ho scritta di getto, in poco tempo, mi sono ispirata a un film thriller che vidi al cinema nel 2004. Ciò che mi sorprende è quanto questo racconto sia ancora attuale, a dimostrazione che certe dinamiche umane e psicologiche non appartengono a un’epoca precisa, ma sono insite nella natura umana.

Irina è una bimba coraggiosa e affamata di avventure e conoscenza e ci ricorda il fanciullino che è in ognuno di noi e che nell’età adulta mettiamo a tacere più per apparire che per essere. Quanto il duello tra apparire ed essere influenza la qualità della vita di un individuo?

Il parallelismo tra la protagonista del mio libro e la dimensione personale di un individuo è una considerazione molto interessante. Irina incarna la parte autentica dell’essere umano, quella che spesso gli adulti reprimono per essere accettati, per proteggere qualcuno o semplicemente per avere il controllo. Credo che il conflitto tra l’apparire e l’essere influisca moltissimo sulla qualità della vita di una persona. Viviamo in una società in cui l’apparire prevale, mentre essere sé stessi richiede coraggio, perché implica il confronto con regole e aspettative esterne. Nel libro, le menzogne cadono sulla bambina come polvere, ma sotto quella polvere c’è un ricordo che sopravvive: è il simbolo di chi siamo davvero, nonostante le maschere che ci vengono imposte o che impariamo a indossare. La sfida di Irina è capire se può continuare a essere fedele a sé stessa pur essendo vittima del contesto in cui vive. Per questo motivo, mostrare la propria essenza diventa una scelta consapevole, quasi controcorrente.

La tua rivisitazione moderna e degna di nota di una nota fiaba tradizionale che ci fa riflettere sul concetto di verità. Per te che cos’è la verità?

Ottima domanda! La verità, per me, è conoscere realmente le persone che abbiamo attorno e tutti i fatti che ci riguardano. È un concetto profondo, a cui attribuisco grande importanza, perché porta alla consapevolezza di sé, ma anche degli altri e del mondo in cui viviamo. A volte la verità è scomoda e richiede uno sforzo notevole: ci vuole coraggio, ma senza di essa non c’è crescita, si rimane intrappolati in una fase stagnante della propria vita. Nel mio racconto la verità non è mai assoluta, ma è un concetto ambiguo, che si definisce attraverso ciò che viene taciuto.

Nel tuo libro scrivi «Perché nelle ombre del silenzio si celano verità scomode e menzogne necessarie che, nel bene e nel male, tengono insieme l’umanità.”. È proprio così?

Questa frase ha colpito molti miei lettori. Sì, io credo che sia proprio così: nelle ombre del silenzio si nascondono, a volte, verità difficili da sostenere, e spesso si vive nella menzogna per il quieto vivere. Non conosciamo mai davvero le persone che abbiamo accanto e anche quando veniamo a conoscenza di alcune bugie, per un motivo o per un altro, facciamo finta di non vederle. Non si tratta solo di una dinamica individuale, ma di un impatto sociale: dire la verità vuol dire rompere un equilibrio, mettere in discussione relazioni di vario tipo: familiari, amicali, amorose. La verità non coincide sempre con ciò che è reale: nel libro, come nella vita, è il riflesso di ciò che si sceglie di raccontare, mentre le cose non dette assumono un peso maggiore. In Cappuccetto rosso, il lupo e la città, gli adulti, attraverso le regole e la leggenda del lupo, costruiscono una realtà fragile, apparentemente solida, che rischia di sgretolarsi non appena qualcuno decide di affrontare le proprie paure. Verità e menzogna si rivelano due forze opposte che tengono insieme, nella sua complessità, la collettività.

Luce e oscurità nel tuo libro sono le facce della stessa moneta. Come la luce può vincere sull’oscurità?

Io non credo che la luce vinca sull’oscurità. Infatti, nel racconto si scopre una verità nel buio del bosco che nessuno deve sapere, e si sceglie di non dirla: tutto resta sospeso tra realtà e sogno, tra passato e presente. Anche ciò che appare luminoso come il villaggio lascia affiorare una crepa silenziosa che mette in dubbio la stabilità che tutti davano per scontata. Questa ambiguità tiene il lettore costantemente in tensione fino alla fine.

Durante il suo percorso per aiutare sua nonna, sogno e realtà, passato e presente per Irina si intersecheranno. Quanto il sogno è in grado di influenzare la realtà e viceversa?

C’è un filo sottilissimo che distingue il sogno dalla realtà, che si intreccia, a sua volta, con l’incertezza. Il sogno viene utilizzato come strumento di manipolazione che mette in crisi la realtà. La figura di riferimento del villaggio confonde volutamente Irina, alterando ciò che lei vede e ricorda per mantenere intatta la sua versione dei fatti. E, a quel punto, il lettore non può fare a meno di chiedersi se sia davvero quella la verità. Questo perché il sentiero che attraversa Irina non è solo quello del bosco, che ovviamente assume un valore simbolico potente, ma è un viaggio interiore di crescita personale, segnato da indizi, intuizioni, dubbi.

Per te cosa significa mettere nero su bianco le tue storie ispiratorie?

Per me scrivere un racconto significa dare forma a pensieri, emozioni e riflessioni, portando alla luce ciò che appartiene al mio mondo interiore. Ogni libro, pur nascendo come qualcosa di personale, si trasforma in altro: vive di interpretazioni differenti, cambia natura a seconda del lettore e delle sue esperienze. È questo l’aspetto meraviglioso della lettura: ognuno di noi ci vede qualcosa di diverso, percezioni simili o completamente lontane, in base alla propria sensibilità.

A chi consigli la lettura di questa fiaba?

La consiglierei a chi ama leggere storie che fanno riflettere e ha il coraggio di guardarsi dentro, perché dietro ogni pagina c’è qualcosa che tocca corde profonde del proprio animo. Non è propriamente una fiaba: pur avendo una struttura fiabesca, si evolve in un thriller psicologico fatto di misteri, inganni e segreti. È un’opera adatta per chi cerca narrazioni che lasciano un’impronta, un messaggio che merita di essere ascoltato.

Progetti futuri…

 

Il mio prossimo progetto è un thriller puro, più cupo e serrato, ambientato a Teramo, una città che sembra cambiare insieme al destino del protagonista. Dopo una serata apparentemente normale, l’uomo si ritroverà catapultato in un viaggio nel tempo che lo costringerà a dubitare di tutto, fino a deformare la sua percezione del reale. Questo nuovo libro, avvolto da un’atmosfera densa e tesa, sarà disponibile prossimamente su Amazon.

Cappuccetto Rosso, il lupo e la città di Marianna Donatello