Anno III • Numero 245
9772039198001

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

Quando la cultura fa cultura: Nicola Ruocco e la forza dei libri

Incontro culturale a Pompei con lettori riuniti intorno ai libri

Dagli “Incontri di Valore” di Pompei a “Vega Cultura”, l’esperienza costruita da Nicola Ruocco racconta qualcosa che va oltre una rassegna letteraria: la capacità del libro di uscire dalle pagine, creare relazioni e trasformare luoghi e persone. Perché la cultura è davvero viva quando riesce a generare altra cultura.

Ci sono libri che finiscono quando si gira l’ultima pagina. E ce ne sono altri che proprio da quella pagina cominciano a vivere.  Passano di mano in mano, provocano domande, alimentano discussioni, fanno incontrare persone che forse non si sarebbero mai conosciute. Entrano nelle scuole, nei luoghi di lavoro, negli alberghi, nei ristoranti. Escono, insomma, dagli spazi nei quali siamo abituati a immaginare la cultura. Ed è lì che mostrano tutta la loro forza.

Perché la forza di un libro non sta soltanto in ciò che è scritto tra la prima e l’ultima pagina. Sta soprattutto in quello che quelle pagine riescono a generare dopo essere state lette: una domanda, un confronto, una curiosità, talvolta persino un nuovo modo di guardare la realtà. È forse questo uno dei significati più autentici dell’espressione fare cultura.

Non semplicemente produrre libri o organizzare presentazioni. Fare cultura significa creare le condizioni affinché un’idea ne generi un’altra e una storia individuale diventi occasione di confronto collettivo.

A Pompei questa concezione ha trovato una sua concreta espressione negli “Incontri di Valore”, la rassegna letteraria fondata e diretta da Nicola Ruocco, diventata negli anni un appuntamento riconoscibile della vita culturale della città e del territorio.

Nel luglio 2026 la manifestazione ha raggiunto il traguardo del 152 esimo appuntamento, celebrato con lo scrittore Maurizio de Giovanni: un risultato maturato in circa quattro anni e mezzo di attività. Ma fermarsi ai numeri significherebbe raccontare soltanto una parte della storia.

Perché la domanda più interessante è un’altra: che cosa accade quando la cultura riesce a produrre altra cultura?

Dal libro all’incontro

Siamo abituati a considerare il libro come un oggetto essenzialmente individuale. Uno scrittore scrive. Un editore pubblica. Un lettore acquista il volume e lo legge, spesso in solitudine. Ma questa è soltanto la prima vita di un libro.

Ne esiste una seconda, che comincia quando quelle pagine escono dalla dimensione privata della lettura e diventano relazione.

Una presentazione letteraria, quando riesce davvero, non dovrebbe essere soltanto una successione di interventi intorno a un tavolo. Dovrebbe diventare uno spazio nel quale l’autore incontra i lettori, le domande circolano e ciò che è stato scritto viene messo in relazione con le esperienze di chi ascolta.

È in quel momento che il libro, in qualche modo, smette di appartenere soltanto al suo autore. Diventa patrimonio condiviso. Ed è precisamente la filosofia dichiarata da Ruocco fin dalla nascita degli “Incontri di Valore”: una cultura intesa come condivisione, stimolo e confronto, capace di creare valore attraverso esperienze, emozioni e relazioni umane.

Habita79, una casa per le parole

A Pompei gli “Incontri di Valore” hanno trovato la loro casa nell’Habita79. Non è un dettaglio secondario. Perché anche i luoghi possono contribuire alla costruzione di un’esperienza culturale.

La rassegna nasce proprio all’Habita79 di Pompei nel 2021, con un programma che già allora affiancava alle presentazioni di libri arte contemporanea, incontri e momenti dedicati all’enogastronomia e alla solidarietà. Perché Pompei? Perché difficilmente si sarebbe potuto immaginare un luogo più evocativo per promuovere la cultura letteraria. Pompei è una città millenaria, un luogo nel quale la storia non appartiene soltanto al passato, ma continua ogni giorno a parlare al presente. Qui la memoria è identità, racconto, testimonianza. E proprio in una città che da secoli racconta al mondo la storia dell’uomo, il libro trova una casa naturale. Promuovere la cultura letteraria a Pompei significa allora creare un ponte tra ciò che siamo stati e ciò che continuiamo a diventare, tra la memoria custodita e le nuove storie ancora da raccontare. In fondo, non poteva essere altrimenti: in una città che ha fatto della memoria un linguaggio universale, continuare a raccontare attraverso i libri è quasi una vocazione.

Con il tempo quella sede è diventata parte dell’identità stessa della manifestazione. Nel 2026 Habita79 continua a essere protagonista come sede ufficiale degli “Incontri di Valore”.E qui emerge una prima intuizione importante.

Una sala ospita un pubblico. Un salotto crea una relazione.

Non è soltanto una differenza di parole. Il concetto di salotto riduce simbolicamente la distanza tra chi presenta e chi ascolta. L’autore non è più soltanto la persona seduta dall’altra parte del tavolo, ma qualcuno con cui confrontarsi. Il pubblico non assiste semplicemente. Partecipa. E il libro diventa il punto di partenza di una conversazione.

Quando la cultura cambia luogo

Ma l’esperienza di Ruocco racconta anche qualcos’altro: la cultura può muoversi. Può uscire dai luoghi nei quali tradizionalmente siamo abituati a cercarla e arrivare altrove. È quello che è accaduto con “Vega Cultura”, il progetto nato nel 2022 con il coinvolgimento, nel tempo, di Vega Restaurant e Gruppo Marican e ideato, organizzato e coordinato da Nicola Ruocco insieme all’Associazione Culturale “Incontri di Valore”. Fin dall’inizio gli appuntamenti vennero definiti “Incroci Letterari”, con l’intenzione dichiarata di trasformare Vega in un vero salotto aperto al pubblico. Un’esperienza che non è rimasta circoscritta a quella prima stagione.

Ancora nel 2026 Vega Cultura ha continuato a ospitare incontri letterari al Vega Palace di Carinaro: tra questi, la presentazione de La cucina napoletana di Luciano Pignataro e quella dedicata a Ennio Morricone con Marco Morricone e Valerio Cappelli, con Ruocco protagonista del dialogo con gli autori. Habita79 e Vega sono realtà differenti, con storie e identità proprie. Eppure, osservandole attraverso il percorso culturale di Ruocco, raccontano una medesima possibilità: trasformare luoghi nati per altre funzioni in luoghi nei quali le persone si incontrano intorno a un libro. Ed è un passaggio importante. Perché significa portare il libro dove ci sono le persone, invece di aspettare sempre che siano le persone ad andare verso il libro.

La cultura non è un prodotto, è un processo

Forse dovremmo liberarci dall’idea che la cultura sia semplicemente qualcosa che qualcuno produce e qualcun altro consuma. La cultura funziona in maniera diversa. È un processo. Uno scrittore trasferisce in un libro conoscenze, esperienze, sensibilità. Il lettore le interpreta attraverso la propria storia. Poi ne parla con qualcun altro. Quella persona aggiunge un punto di vista differente. E da lì può nascere una nuova domanda.

Un libro genera un incontro. Un incontro genera una domanda. Una domanda conduce verso un altro libro. E quel libro apre una nuova strada.

È questa una delle caratteristiche più straordinarie della cultura: si moltiplica proprio quando viene condivisa.

Nicola Ruocco ha sintetizzato questa idea durante una precedente edizione della sua rassegna sostenendo che la cultura, a differenza di altri beni, diventa più grande quando viene condivisa. Ed è forse proprio qui che possiamo parlare della forza dei libri.

La forza silenziosa dei libri

Viviamo immersi in una quantità di informazioni che nessuna generazione precedente aveva mai conosciuto. Parole, immagini, notifiche, video, opinioni scorrono continuamente davanti ai nostri occhi. Eppure, essere continuamente informati non significa necessariamente essere più consapevoli. L’informazione corre. La cultura chiede tempo.

Un contenuto digitale può comunicarci un fatto in pochi secondi. Un libro, invece, ci obbliga a fermarci, seguire un ragionamento, entrare nella prospettiva di qualcun altro. Ed è qui che emerge la sua forza. La forza dei libri non consiste nell’imporre una verità, ma nel generare domande. Un buon libro non ci dice necessariamente che cosa dobbiamo pensare. Ci induce a pensare. Ci permette di attraversare epoche che non abbiamo vissuto, conoscere luoghi nei quali non siamo mai stati, comprendere paure, passioni e contraddizioni di persone lontane dalla nostra esperienza.

Il libro conserva per questo una funzione straordinariamente contemporanea: allena alla complessità. E in un tempo dominato dalla velocità delle risposte, forse abbiamo bisogno soprattutto di strumenti capaci di insegnarci il valore delle domande.

I giovani, la sfida decisiva

C’è poi un aspetto che merita particolare attenzione: il rapporto tra libri e nuove generazioni. Alla vigilia della decima edizione degli “Incontri di Valore”, Ruocco ha sottolineato proprio la presenza dei giovani, sostenendo che l’esperienza della rassegna contraddice almeno in parte l’idea secondo cui le nuove generazioni sarebbero ormai lontane dai libri. Forse allora dovremmo cambiare domanda.

Invece di chiederci soltanto perché i ragazzi leggano poco, potremmo domandarci: quanto siamo capaci di far percepire loro il libro come qualcosa che li riguarda? Se la lettura viene presentata esclusivamente come obbligo scolastico, difficilmente potrà competere con la velocità dell’universo digitale. Ma quando dietro un libro compare una persona; quando lo scrittore racconta perché quella storia è nata; quando un ragazzo può fare una domanda e scoprire che dietro quelle pagine ci sono dubbi, errori, passioni e vite reali, qualcosa cambia. Il libro acquista un volto. La lettura smette di essere soltanto esercizio. Diventa esperienza.

Dall’evento alla comunità

Quando un’iniziativa culturale dura nel tempo accade poi qualcosa di ancora più interessante. Le persone tornano. Si riconoscono. Portano amici. Scoprono autori che non conoscevano, ascoltano argomenti che forse non avrebbero cercato autonomamente, continuano a discutere dopo che l’incontro è terminato. Nasce una comunità. A quel punto il risultato non è più soltanto la riuscita di una manifestazione. È la costruzione di un piccolo ecosistema culturale. Ed è forse questa la differenza tra organizzare eventi e fare cultura.

L’evento termina quando si spengono le luci della sala. La cultura continua il giorno dopo. Continua quando qualcuno compra il libro di un autore appena scoperto. Quando uno studente torna a casa e cerca qualcosa che ha ascoltato durante l’incontro. Quando due persone proseguono una discussione fuori dalla sala. Quando da un incontro nasce un altro incontro. La cultura ha successo quando produce conseguenze.

Pompei, la memoria e il presente

Che una parte importante di questa esperienza si sviluppi a Pompei aggiunge un significato particolare. Poche città al mondo hanno un rapporto altrettanto forte con la memoria. Pompei è universalmente conosciuta per ciò che ha conservato del passato. Ma una città non vive soltanto della cultura che ha ereditato. Vive anche della cultura che riesce a generare oggi.

E allora assume un valore simbolico vedere una città identificata in tutto il mondo con la memoria diventare anche scenario di conversazioni sui libri, sull’attualità, sull’economia, sul giornalismo, sull’arte, sulla società. Custodire cultura e produrre cultura non sono due attività contrapposte. Sono due parti della stessa storia.

Nicola Ruocco e l’arte di creare connessioni

In questo percorso emerge infine una figura di cui si parla meno rispetto agli scrittori e agli editori: il mediatore culturale. Non necessariamente chi scrive. Non necessariamente chi pubblica. Ma chi mette le persone in relazione. Chi crea il luogo e il momento perché l’incontro possa accadere. Il percorso di Nicola Ruocco può essere letto proprio attraverso questa lente. Da una parte gli “Incontri di Valore” a Pompei, con Habita79 come sede della rassegna; dall’altra l’esperienza di Vega Cultura, capace di portare lo stesso principio di condivisione in un contesto differente. Non un unico luogo, dunque. Piuttosto un’idea che attraversa luoghi diversi. Ed è forse questo l’aspetto più interessante. Perché possiamo pubblicare migliaia di libri ogni anno, ma senza persone capaci di raccontarli, discuterli, metterli in relazione con il presente e avvicinarli a nuovi lettori rischiamo di avere molti libri e poca cultura.

Il libro è il punto di partenza. La cultura nasce da ciò che siamo capaci di costruirgli intorno.

Quando la cultura fa cultura

Alla fine, allora, la storia degli “Incontri di Valore” suggerisce una riflessione che va oltre Nicola Ruocco, Habita79, Vega e persino oltre le singole presentazioni. Quando possiamo dire che la cultura ha davvero funzionato? Non semplicemente quando una sala è piena. Non quando un autore ha venduto qualche copia in più. Non quando una fotografia dell’evento ottiene molte visualizzazioni. La cultura funziona quando lascia qualcosa. Una domanda. Una curiosità. La voglia di leggere un altro libro. Il desiderio di approfondire un argomento. Una conversazione che continua sulla strada di casa. È allora che emerge davvero la forza dei libri. Una forza discreta, che non ha bisogno di imporsi.

Un libro passa da una persona all’altra senza perdere nulla e, anzi, acquistando ogni volta qualcosa: un’interpretazione, un’emozione, un dubbio, un nuovo punto di vista.

E forse è proprio questo il senso più profondo dell’esperienza costruita da Nicola Ruocco: dimostrare che la cultura non si misura soltanto da ciò che produce, ma soprattutto da ciò che riesce a generare.

Quando un libro genera un incontro, l’incontro genera un dialogo e quel dialogo accende una nuova curiosità, succede qualcosa di semplice e prezioso. Le parole escono dalle pagine, diventano confronto, relazione, esperienza condivisa. E persone diverse, per storia, età e sensibilità, possono ritrovarsi per un momento intorno alla stessa idea, alla stessa domanda, alla stessa emozione.

È questa, forse, la forza più autentica dei libri: non rendere tutti uguali, ma permettere a ciascuno di riconoscere qualcosa di sé nell’altro.

Perché, alla fine, la cultura fa cultura e accomuna gli animi.