27 Settembre 2022

Quello che vi siete persi per seguire la guerra Usa-Russia in Ucraina #nonallineati

Sono sempre meno latenti gli attriti tra Algeria, Marocco e Spagna; Mali e Nigeria in preda ai gruppi armati

Algeria, Marocco, Spagna: fratture mediterranee

Il Maghreb è tornato ultimamente alla ribalta per due motivi: la ricerca di fornitori di gas per l’Europa, alternativi alla Russia sanzionata, e le tensioni ispano-marocchine. Secondo l’emittente qatariota Al-Jazeera, gli Stati uniti hanno avviato trattative con Doha, che all’ultimo vertice del Forum dei paesi esportatori di gas (Gefc), il 21-22 febbraio, ha dichiarato di poter balzare in testa alla classifica per produzione ed esportazione annue entro il 2026, contando sul giacimento North field, il più grande al mondo di gas naturale non associato. Eppure, la possibilità che non sia sufficiente ha indotto Europa e Usa a volgere lo sguardo all’Africa, in particolare a Nigeria, Kenya, Angola, Mozambico, Tanzania e Algeria. Secondo la presidente della Tanzania Samia Suluhu Hassan, infatti, la guerra in Ucraina potrebbe essere un’opportunità per aprire un nuovo mercato. Quanto all’Algeria, la chiusura del gasdotto Maghreb-Europe (Gme), a causa della rottura delle relazioni con il Marocco, e le difficoltà tecniche legate al potenziamento del gasdotto Medgaz, che collega direttamente l’Algeria alla Spagna, hanno alzato i costi del trasporto. Inoltre, Madrid ha accusato Algeri di non rispettare le promesse, lamentando instabilità nell’approvvigionamento. Frattanto, qualche motivo di tensione è emerso ultimamente anche tra Marocco e Unione europea (Ue), soprattutto con la Spagna, che a maggio dello scorso anno ha ospitato il comandante del Fronte polisario, Brahim Ghali, per motivi sanitari. Inoltre, la partecipazione dello stesso Ghali al vertice tra Ue e Unione africana, a Bruxelles, il 17 e 18 febbraio, ha irritato Rabat, malgrado la garanzia che nessun paese europeo riconosce la Repubblica araba democratica Sahrawi. Così, mentre pensa di rivolgersi alla Spagna per rifornirsi di gas chiedendole l’inversione del flusso del Gme, il Marocco si appresta a ospitare la delegazione catalana in Africa settentrionale, una sorta di ambasciata della regione autonoma spagnola. Nessuna ritorsione per l’ospitalità spagnola verso i vertici del Polisario, assicura Rabat. Intanto, da mesi la pressione migratoria sulle enclaves spagnole di Ceuta e Melilla si è intensificata: il 2 marzo, circa 2.500 persone hanno tentato di entrare a Melilla, di cui 491 sono riusciti a raggiungere il territorio spagnolo. Negli scontri con le forze di sicurezza sono rimasti feriti 20 migranti, 25 agenti della Guardia civile e due della polizia nazionale.

Gruppi armati in Mali e Nigeria

Venti di instabilità continuano ad agitare l’Africa occidentale. Il 7 marzo, un convoglio delle forze di pace delle Nazioni unite è saltato su una bomba, in prossimità di Mopti, nel Mali centrale, mentre nel resto del paese l’esercito maliano ha subito due attacchi da parte di gruppi armati, la cui identità non è stata ancora definita. Il 4 marzo, inoltre, una base dell’esercito a Mondoro era stata assaltata e negli scontri a fuoco erano morti 27 militari. Dunque, il ritiro formale dei contingenti francese, europeo e dell’Africa occidentale, sancito il 17 febbraio, non lascia ancora presagire nulla di buono. Anche perché, lo scorso dicembre, Bamako aveva reso noto l’arrivo di istruttori militari da Mosca, mentre alcuni paesi, tra cui Italia, Francia, Germania, Regno unito e Canada, avevano condannato la presenza di mercenari dell’agenzia russa Wagner in Mali. Intanto, in Nigeria, l’8 marzo oltre 60 vigilanti volontari sono morti nell’imboscata di un gruppo armato, probabilmente una banda criminale, nello Stato nigeriano di Kebbi. Come questo, molti Stati nigeriani nord-occidentali hanno organizzato manipoli di guardie volontarie, incaricati di proteggere i villaggi e le piccole città dagli attacchi sempre più frequenti delle bande, che si sovrappongono a quelli dei cartelli del jihad del cosiddetto Stato islamico. Sempre nello Stato di Kebbi, ad esempio, il 14 gennaio, un violento scontro a fuoco è esploso nel villaggio di Dankade, attaccato da uomini armati in motocicletta. Le forze di sicurezza sono state costrette alla ritirata. Per arginare la violenza crescente, il 5 gennaio, Abuya ha inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche i gruppi criminali locali, che tuttavia nel frattempo starebbero trovando un accordo con le formazioni islamiche, come Boko Haram o la branca africana occidentale dello Stato islamico.