Erdogan e la pace mondiale

Erdogan e la pace mondiale

Negotiations are underway in Türkiye for the Russian-Ukrainian crisis. President Erdogan has several strengths and advantages in his role as an international facilitator.

On the negotiating table are territorial integrity, recognition of pro-Russian republics, renunciation of NATO, entry into the EU, neutrality and security guarantees.

The first round of negotiations took place yesterday in Istanbul. Although it is not a high-level meeting and Zelensky himself reiterated that only a meeting between him and Putin can end hostilities, expectations for this Turkish attempt at mediation are very high because some fundamental aspects have begun to be addressed that could lead to new developments and positions. In particular, the issue of Ukraine’s sovereignty and territorial integrity. However, the most that can be optimistically expected from these talks is an immediate ceasefire that will allow the humanitarian emergency to be addressed. After all, if Ukraine needs to evacuate civilians and supply cities with food and weapons, it seems that the Russian army also needs time to reorganize logistics and the military strategy itself on the ground. At the end of these two days, therefore, it seems realistic to expect a ceasefire not only from a diplomatic perspective, but also from a military one. Even the markets, which have now become faithful indicators of geopolitical trends, seem to have bet on a truce, closing higher on the first day of talks.

Turkish mediation

Le due delegazioni sono state accolte dal Presidente Erdogan che ha dato inizio ai lavori con un discorso trasmesso anche dal canale televisivo satellitare Russia Today. Nel suo discorso introduttivo Erdogan ha riaffermato la necessità di raggiungere quanto prima un accordo stabile e duraturo che metta fine alla tragedia, ha riconosciuto che entrambe le parti hanno legittime preoccupazioni e ha ribadito la posizione equidistante della Turchia che è tanto contraria all’invasione militare dell’Ucraina, quanto alle sanzioni imposte alla Russia, sottolineando che sia Zelensky, sia Putin sono due amici preziosi per la Turchia. Quale che sia il risultato di questi colloqui l’unico che sembra aver già vinto è proprio il presidente turco. Da anni infatti perde consensi in patria per la sua politica autoritaria e la sua incapacità di dare risposte adeguate alla crisi economica e finanziaria del suo paese. Questa mediazione è quindi un’occasione per recuperare consensi interni e prestigio internazionale. La stesso Cremlino, dopo i freddi e difficili colloqui con i maggiori leader europei e dopo aver mandato il Patriarca a rispondere alla proposta di mediazione avanzata dal Papa, sembra adesso sostenere apertamente il ruolo di Ankara in questa mediazione. Se da un lato non è difficile credere che Putin si senta più a suo agio con l’autocrate turco, è probabile che intenda con questo riconoscimento allettare Erdogan per allontanarlo sempre di più dalla sfera di influenza occidentale.

I principali temi sul tavolo

La Russia sembra aver rinunciato al cambio di regime in Ucraina, non parla più di denazificazione né di disarmo. Sembra aver sgomberato il tavolo anche dalla richiesta di protezione della lingua russa e dalla pretesa di un suo riconoscimento come lingua ufficiale. Si lavora alla neutralità dell’Ucraina che sembra trovare il consenso di Kiev a patto di consistenti garanzie di sicurezza che potrebbero venire dal reciproco riconoscimento di un comitato di paesi garanti tra cui gli Stati Uniti, l’Italia e la Turchia stessa. L’Ucraina rinuncerebbe anche alle sue velleità di appartenenza alla NATO, ma ribadisce che non può rinunciare alla sua intenzione di aderire alla Comunità Europea dal momento che l’86% degli Ucraini è favorevole. Ma il vero nodo sul tavolo delle trattative adesso sembra essere quello di conciliare l’integrità territoriale dell’Ucraina con il riconoscimento delle repubbliche separatiste filorusse e quale status giuridico dovranno avere la Crimea e il Donbass. Su questo punto il Presidente Zelensky ha già dichiarato che sottoporrà a referendum popolare la proposta che uscirà dai negoziati. Come, viene da chiedersi, se ci sono milioni di profughi rifugiati fuori dal paese e le città principali sono distrutte?