Si è conclusa da poco la solenne celebrazione al Santuario di Pompei, dove Papa Leone XIV ha pronunciato un’omelia densa di significato, toccando corde profonde sia sul piano spirituale che su quello geopolitico.
In una piazza gremita di fedeli e avvolta in un’atmosfera di intensa commozione, il Pontefice ha saputo unire la dolcezza di una carezza materna a un fermo monito rivolto ai potenti della Terra.
Il Papa ha esordito con parole di profondo conforto che hanno immediatamente scaldato i cuori dei presenti. Rivolgendosi alla folla radunata ai piedi della Vergine del Rosario, ha esclamato:
«La mamma è sempre con noi».
Un inizio intimo, volto a ricordare la costante presenza e protezione di Maria nella vita quotidiana di ogni credente, particolarmente significativo in un luogo come Pompei, da sempre cuore pulsante della devozione mariana.
Nel corso della sua omelia, il Santo Padre ha voluto ricordare con gioia la recente canonizzazione di Bartolo Longo, il “fondatore” della nuova Pompei e apostolo del Rosario. Un esempio di carità e fede incrollabile che Papa Leone XIV ha indicato come faro per i tempi moderni.
Collegandosi alla figura del nuovo Santo Bartolo Longo, il Pontefice ha rimarcato la centralità della preghiera mariana per eccellenza:
Definito il Rosario non come una sterile ripetizione, ma come uno strumento attivo «che spinge lo sguardo verso la pace».
In un momento storico segnato da profonde tensioni globali, il Rosario è stato indicato come la via più semplice e potente per disarmare i cuori.
La parte più politica nel senso più alto del termine e profetica dell’omelia è arrivata verso la conclusione. Con parole che sono risuonate come un chiaro e diretto messaggio ai leader mondiali e ai grandi della Terra, Papa Leone XIV ha scandito:
Un richiamo forte che smaschera l’illusione dei blocchi contrapposti, della corsa agli armamenti e della diplomazia muscolare.
Davanti alle crisi geopolitiche ed economiche che scuotono il pianeta, il Papa ha voluto ribadire che la vera salvezza e la stabilità non nascono dai trattati di forza o dalle dimostrazioni di potere, ma da un radicale cambio di prospettiva basato sull’amore cristiano e sull’affidamento a Dio.
Il sagrato del Santuario si svuota lentamente, ma l’eco delle parole di Leone XIV rimane forte, lasciando ai fedeli e al mondo intero un preciso compito: disarmare le mani e riscoprire la forza della preghiera.