Ogni 8 maggio, a mezzogiorno in punto, il tempo sembra fermarsi per milioni di fedeli. Dal cuore del Santuario di Pompei si leva una delle preghiere più celebri e amate della tradizione cattolica: la Supplica alla Regina del Santo Rosario.
Scritta dal Beato Bartolo Longo nel 1883 come “Atto d’amore alla Vergine”, questa preghiera non è solo un rito religioso, ma un momento di profonda unione spirituale che unisce la cittadina campana al resto del mondo, superando confini geografici e generazionali.
Per comprendere la potenza della Supplica, bisogna fare un passo indietro nella storia di Pompei. Alla fine dell’Ottocento, la valle di Pompei era una terra desolata, segnata dalla povertà.
Fu l’avvocato pugliese Bartolo Longo (oggi Beato) a trasformarla radicalmente.
Spinto da una profonda crisi spirituale e guidato da una voce interiore che gli sussurrava: “Se cerchi la salvezza, diffondi il Rosario”, Longo dedicò la sua vita alla costruzione del Santuario e alle opere di carità per i figli dei carcerati e gli orfani.
La Supplica nacque proprio per dare voce ai bisogni, alle speranze e alle sofferenze dell’umanità, affidando tutto nelle mani di Maria.
Il Testo Integrale della Supplica alla Madonna di Pompei
O Augusto Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei, (in questo giorno solenne), riversiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esponiamo le nostre miserie.
Dal Trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, lo sguardo pietoso su di noi, sulle nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, sul mondo tutto. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo, quante calamità e afflizioni ci costringono.
O Madre, implora per noi misericordia dal tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e rattristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono.
Ave, Maria…
È vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i nostri peccati torniamo a crocifiggere in cuore nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.
Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che, sul Golgota, raccogliesti col Sangue divino il testamento del Redentore morente, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.
Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra Speranza. E noi, gementi, stendiamo le mani supplichevoli a te, gridando: Misericordia!
O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, e soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, e pur offendono il Cuore amabile del tuo Figliuolo. Pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, perché ritorni pentito al tuo Cuore.
Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!
Ave, Maria…
Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie.
Tu siedi Regina coronata alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i Cori degli Angeli. Tu estendi il tuo dominio per quanto si estendono i cieli, e a te la terra e le creature tutte sono sottomesse.
Tu sei l’Onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati e immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non consentirà di vedere noi, tuoi figli, perduti.
Il Bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica Corona che ammiriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera tra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie.
Ave, Maria…
Un’ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci in questo giorno solennissimo. Concedi a tutti noi l’amore costante tuo e, in modo speciale, la materna benedizione.
Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua Corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancora questo, o Madre: concedi il trionfo alla Religione e la pace alla umana Società.
Benedici i nostri Vescovi, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti i associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al Santo Rosario.
O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo d’amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più.
Tu ci sarai conforto nell’ora dell’agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne.
E l’ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana Consolatrice dei mesti.
Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Amen.
Si recita il Salve, Regina…