Kiev lancia un grido d’allarme sulle sorti della giornalista ucraina Viktoriia Roshchyna
dichiarata morta in un carcere russo nell’ottobre 2024. Secondo fonti ucraine, il corpo della reporter, che lavorava come freelance per Ukraïns’ka Pravda, Radio Free Europe e Hromadsk’e, presenterebbe segni di torture e asportazione di organi.
Viktoriia Roshchyna era scomparsa nell’agosto 2023 mentre si trovava in territori occupati dai russi. La conferma della sua morte era giunta solo nell’ottobre successivo.
Ora, le nuove accuse da Kiev gettano un’ombra ancora più cupa sulla vicenda.
Le autorità ucraine non hanno fornito dettagli specifici sulle prove a sostegno delle loro affermazioni, ma la denuncia è forte e chiara.
Si teme che Roshchyna possa essere stata sottoposta a trattamenti brutali durante la sua prigionia e che il suo decesso non sia avvenuto per cause naturali.
La scomparsa e la morte di Viktoriia Roshchyna avevano già suscitato forte preoccupazione nella comunità internazionale e tra le organizzazioni per la difesa dei diritti umani e della libertà di stampa.
La giornalista era nota per il suo coraggio nel documentare la realtà dei territori contesi e le conseguenze del conflitto.
Le nuove rivelazioni, se confermate, rappresenterebbero un’ulteriore grave violazione dei diritti umani e del diritto internazionale.
Kiev chiede un’indagine approfondita e trasparente sulla morte di Viktoriia Roshchyna e sollecita la comunità internazionale a condannare con fermezza tali atti di barbarie.
Al momento, non ci sono state reazioni ufficiali da parte russa in merito alle accuse di Kiev.
Tuttavia, in passato Mosca ha negato qualsiasi coinvolgimento nella morte di civili e prigionieri ucraini.
La vicenda di Viktoriia Roshchyna si aggiunge alla lunga lista di giornalisti e operatori dell’informazione che hanno perso la vita o subito violenze nel corso del conflitto in Ucraina,
evidenziando i gravi rischi a cui sono esposti coloro che cercano di raccontare la verità in contesti di guerra.












