Aiom, favorevoli ad eutanasia per pazienti oncologici

I medici dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) sono in gran parte favorevoli alla eutanasia e al suicidio assistito per i pazienti oncologici terminali, a condizione che siano rispettate rigorose garanzie. Questo è quanto emerge da un sondaggio condotto dalla stessa associazione, che ha coinvolto i suoi 2.500 iscritti.



Il sondaggio ha rivelato che il 63% dei medici oncologi è favorevole all’eutanasia. Un dato ancora più significativo è che il 90% dei medici intervistati ritiene che sia necessaria una legge nazionale sul fine vita. Questo mostra un forte consenso sulla necessità di una regolamentazione chiara e uniforme a livello nazionale, che superi le attuali lacune legislative e le incertezze interpretative.

La maggior parte dei medici oncologi si sente impreparata ad affrontare le richieste di fine vita dei pazienti. Le principali motivazioni a sostegno dell’eutanasia e del suicidio assistito, secondo i medici intervistati, sono:
Pazienti terminali: i medici ritengono che la scelta del fine vita debba essere un’opzione per i malati terminali con una prognosi infausta a breve termine.
Dolore e sofferenza insopportabile: il dolore fisico e psicologico non alleviabile è considerato un fattore determinante.
Malattie incurabili: i medici supportano l’eutanasia e il suicidio assistito per i pazienti affetti da malattie incurabili che non rispondono alle terapie.
Consenso informato: la decisione deve essere lucida, consapevole e informata.
Tra le principali preoccupazioni sollevate dai medici vi sono la protezione del paziente, l’inadeguatezza delle strutture palliative e il rischio di abusi.

In Italia, la discussione sul fine vita è ancora aperta e complessa. La Corte Costituzionale ha aperto la strada al suicidio assistito nel 2019 con la sentenza Cappato-Antoniani, stabilendo che non è punibile chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, a determinate condizioni. Tuttavia, non esiste ancora una legge che regoli in maniera organica la materia. La mancanza di una normativa chiara genera incertezze legali e etiche sia per i pazienti che per i medici.

I risultati del sondaggio AIOM evidenziano la necessità di un dibattito politico e sociale che affronti la questione del fine vita con serietà e pragmatismo. La richiesta di una legge nazionale da parte della stragrande maggioranza degli oncologi italiani sottolinea l’urgenza di colmare il vuoto legislativo per garantire a tutti i cittadini e ai professionisti sanitari un quadro normativo certo e rispettoso della dignità umana.