Non capita spesso che un uomo abituato a pesare ogni sillaba come se fosse oro zecchino usi la parola “defunto”.
Eppure, Mario Draghi lo ha fatto. In un discorso ufficiale in Belgio, l’ex Presidente della BCE ha celebrato il funerale dell’ordine mondiale nato nel 1945.
Se un tempo il commercio globale era regolato da regole condivise, oggi siamo entrati nell’era della frammentazione. E per l’Europa, questa non è solo una crisi economica: è una minaccia esistenziale.
Per capire la gravità del momento, bisogna abbandonare la filosofia e guardare i dati.
La sovranità europea oggi è appesa a fili sottilissimi controllati da altri:
La Cina controlla il 90% delle terre rare globali. Senza questi materiali, la transizione green europea (batterie, chip, pannelli solari) non è un progetto, è un’illusione concessa da Pechino.
Gli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Trump, hanno già dimostrato di non fare sconti. I dazi su acciaio e alluminio sono solo l’antipasto di una politica che vede nell’Europa non un alleato paritario, ma un concorrente da contenere o un subalterno da tassare.
L’Unione Europea vive una schizofrenia istituzionale che la rende vulnerabile.
Nel 2023, l’UE è stata il primo esportatore e importatore mondiale, con 3.600 miliardi di euro di scambi. In questo ambito — dove l’Europa decide a una sola voce — contiamo. Siamo una potenza.
Ma appena usciamo dai confini del mercato unico, la musica cambia:
27 mercati diversi, 27 strategie di approvvigionamento.
Una frammentazione che ci rende dipendenti dagli USA. Il vincolo dell’unanimità ci condanna all’irrilevanza.
Secondo Draghi, l’amministrazione americana è stata chiara: un’Europa divisa è nell’interesse degli Stati Uniti. Un’Europa che litiga è un’Europa che obbedisce.
Il quadro tracciato non è una previsione pessimistica, è la fotografia del presente. I trend dell’ultimo quarto di secolo parlano chiaro:
La quota europea è in calo costante da 25 anni.
Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono la metà rispetto a quelli di USA e Cina.
Siamo il continente che invecchia più velocemente al mondo.
“Un’Europa incapace di difendere i propri interessi non potrà preservare a lungo i propri valori.”
Questa è la frase chiave. Welfare, diritti e democrazia non sono conquiste eterne e gratuite; sono beni lussuosi che si mantengono solo se si ha la forza economica e politica per difenderli.
Mentre l’opinione pubblica è distratta da polemiche elettorali di breve respiro e cronaca leggera, i pilastri del nostro sistema si stanno sgretolando.
Draghi non propone una soluzione magica, ma pone un aut-aut brutale: o l’Europa accetta di diventare un soggetto politico unitario, o accetta di diventare un museo a cielo aperto, dipendente dalle decisioni prese a Washington e Pechino.
Il mondo è cambiato ieri. Forse è il caso che ce ne accorgiamo oggi.
