La vittoria alata divide Roma probabile il ripristino



Nella storica Basilica di San Lorenzo in Lucina, nel cuore di Roma, un’opera d’arte è finita al centro di un insolito caso diplomatico-artistico che intreccia restauro, iconografia e politica.



La protagonista è una Vittoria Alata situata nella Cappella del Crocifisso. A seguito di un recente ripristino, il suo volto avrebbe assunto sembianze fin troppo familiari: quelle della premier Giorgia Meloni.

Un restauro sotto lente d’ingrandimento
Il caso è esploso dopo che diverse segnalazioni hanno evidenziato una netta discrepanza tra l’opera originaria e quella attuale.

L’affresco, realizzato nel 2000, è stato oggetto di un intervento conservativo nel 2025. Tuttavia, il risultato finale ha sollevato dubbi sulla fedeltà del restauro. I nuovi tratti somatici della figura angelica sembrano ricalcare il volto del Presidente del Consiglio. Questo ha alimentato il sospetto di una “personalizzazione” non autorizzata dell’opera.

La risposta delle istituzioni non si è fatta attendere. Daniela Porro, a capo della Soprintendenza Speciale di Roma, ha avviato un’indagine interna per fare luce sulla vicenda.

L’obiettivo è duplice:

Recuperare foto, disegni e progetti originali del 2000 per documentare l’esatto aspetto della Vittoria Alata prima dell’ultimo intervento.

Comparare la documentazione storica con la decorazione attuale frutto del ripristino del 2025.

Anche il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha chiesto massima trasparenza. La linea del Ministero è chiara: se i documenti confermeranno che il volto è stato alterato arbitrariamente, la versione “politica” verrà rimossa.

“La ricerca è funzionale a un raffronto con l’attuale decorazione… per ripristinare l’iconografia originale qualora fosse stata modificata senza autorizzazione.” — Nota del Ministero della Cultura

Arte o propaganda?
Il dibattito ora si sposta sul piano del rigore filologico. Nel mondo del restauro, il principio cardine è la conservazione dell’identità storica dell’opera. Se venisse accertato il “cambio di volto”, ci troveremmo di fronte a un falso storico. Si tratterebbe di un intervento che tradisce lo spirito del 2000 per assecondare il contesto politico attuale.

Se l’indagine dovesse confermare l’alterazione, la Vittoria Alata dovrà subire un nuovo intervento di ripristino per tornare a essere l’angelo che i fedeli e i visitatori hanno conosciuto all’inizio del millennio. In questo modo si chiuderebbe così un capitolo controverso tra arte sacra e cronaca politica.