Arriva una svolta significativa nel percorso referendario sulle trivellazioni. Secondo quanto appreso da fonti vicine alla Suprema Corte, l’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione avrebbe dato parere favorevole al nuovo quesito proposto dal Comitato dei 15.
Sebbene l’ordinanza ufficiale non sia stata ancora formalmente depositata, passaggio necessario per l’esecutività della decisione, l’orientamento dei giudici sembra ormai tracciato, riaprendo una partita che molti consideravano chiusa o quantomeno congelata.
Il via libera rappresenta una vittoria tattica per il Comitato promotore. Dopo i precedenti stop tecnici, il nuovo quesito era stato formulato per superare i rilievi di inammissibilità e per adattarsi al mutato quadro normativo.
L’obiettivo della consultazione resta quello di intervenire sulla disciplina delle attività estrattive, puntando a limitare la durata delle concessioni esistenti e a bloccare nuovi progetti di ricerca e coltivazione di idrocarburi, in linea con le istanze di transizione ecologica portate avanti dai movimenti ambientalisti e da diverse amministrazioni regionali.
Nonostante l’ottimismo dei promotori, l’iter non è ancora concluso. Ecco i prossimi step previsti dal calendario istituzionale:
La Cassazione deve pubblicare il provvedimento integrale che motiva l’accoglimento.
Una volta superato lo scoglio della Cassazione, la palla passerà alla Corte Costituzionale, che dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità del quesito rispetto ai precetti della Carta.
Solo dopo il doppio “disco verde”, il Presidente della Repubblica potrà firmare il decreto per fissare la data del voto, verosimilmente in una finestra compresa tra aprile e giugno.
Il mondo politico si divide già sull’opportunità di tornare alle urne per un tema così sensibile, specialmente in un momento in cui il dibattito sull’autonomia energetica nazionale è al centro dell’agenda di governo.
Se per i sostenitori del referendum si tratta di “restituire la parola ai cittadini su un tema vitale per il territorio”, per i critici il rischio è quello di un inutile aggravio burocratico e di un segnale di incertezza per gli investitori del settore.
Al momento si attende la pubblicazione ufficiale del documento da parte della Cassazione per conoscere l’esatta formulazione del quesito che potrebbe essere sottoposto agli elettori.
