Un forte boato ha scosso il cuore della capitale norvegese nella notte tra il 7 e l’8 marzo.
Un’esplosione, avvenuta intorno all’una del mattino, ha colpito l’ingresso della sezione consolare dell’ambasciata degli Stati Uniti a Oslo, situata nel distretto di Huseby.
Nonostante la violenza della deflagrazione, le autorità confermano che non ci sono feriti, ma i danni materiali alla struttura sono evidenti.
I residenti della zona hanno descritto scene di panico, con una densa coltre di fumo che ha avvolto l’area immediatamente dopo il “bang”.
La polizia di Oslo ha isolato l’intero perimetro, schierando unità cinofile, droni e tecnici specializzati per bonificare l’area alla ricerca di ulteriori ordigni.
Al momento, la natura dell’esplosione resta incerta. Il comandante della polizia, Michael Dellemyr, ha dichiarato che le indagini sono solo all’inizio e che è “troppo presto” per trarre conclusioni definitive. Tuttavia, gli inquirenti non escludono alcuna pista, inclusa quella di un attacco deliberato.
Ipotesi terrorismo e tensioni internazionali
Sebbene il livello di minaccia nazionale non sia stato formalmente innalzato, la sezione investigativa della polizia (PST) sta valutando l’incidente nel contesto dell’attuale situazione geopolitica globale.
“Una delle nostre ipotesi di lavoro è che si tratti di terrorismo”, ha ammesso Frode Larsen, a capo dell’unità investigativa, durante una conferenza stampa.
Il riferimento, seppur cauto, è alle crescenti tensioni in Medio Oriente che vedono coinvolti Stati Uniti, Israele e Iran. In via precauzionale, le autorità norvegesi hanno già incrementato le misure di sicurezza presso i siti sensibili legati alle comunità iraniana e israeliana nel Paese.
Il governo norvegese ha definito l’accaduto come un atto “inaccettabile”. Il Ministro degli Esteri, Espen Barth Eide, ha ribadito che la sicurezza delle missioni diplomatiche è una priorità assoluta per il Paese e che la Norvegia è in costante contatto con i vertici dell’ambasciata americana per coordinare la risposta all’evento.
Dall’altra parte dell’Oceano, il Dipartimento di Stato USA sta monitorando la situazione, ma per ora preferisce non rilasciare commenti dettagliati, in attesa dei rilievi tecnici della scientifica norvegese.
