Le strade del quartiere europeo di Bruxelles sono tornate a riempirsi venerdì scorso per una manifestazione che punta dritto al cuore delle relazioni diplomatiche e scientifiche tra l’Unione Europea e lo Stato di Israele.
Al centro della protesta, il sostegno massiccio all’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) che chiede formalmente la sospensione dell’Accordo di associazione UE-Israele e l’esclusione del Paese dai programmi di ricerca Horizon Europe.
Il cuore della contestazione risiede nell’Articolo 2 dell’Accordo di associazione, il quale stabilisce che le relazioni tra le parti si basano sul rispetto dei principi democratici e dei diritti umani fondamentali.
Secondo i portavoce dei comitati organizzatori, la condotta militare e le politiche di insediamento nei territori occupati violerebbero sistematicamente tali clausole.
“L’Unione Europea non può continuare a garantire preferenze commerciali e cooperazione politica mentre i suoi stessi valori fondamentali vengono ignorati,” ha dichiarato uno dei coordinatori dell’ICE durante il comizio a Place de Luxembourg. “Chiediamo che la ‘clausola sui diritti umani’ smetta di essere un proforma e diventi uno strumento operativo.”
Il nodo della ricerca: Il programma Horizon
Oltre all’accordo commerciale, nel mirino dei manifestanti c’è la partecipazione di Israele a Horizon Europe, il vasto programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione.
Israele è storicamente uno dei partner extra-europei più attivi e di successo nel programma, ricevendo finanziamenti significativi per lo sviluppo tecnologico.
La richiesta di stop si basa su due criticità principale.
Il timore che le innovazioni sviluppate con fondi europei possano avere applicazioni militari o di sorveglianza.
La volontà di esercitare una pressione diplomatica attraverso l’isolamento scientifico e istituzionale, simile a quanto già avvenuto in altri contesti di crisi internazionale.
Cos’è l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE)?
L’ICE è uno strumento di democrazia partecipativa che permette ai cittadini dell’UE di influire direttamente sulle politiche di Bruxelles. Se una proposta raccoglie un milione di firme in almeno sette paesi membri entro un anno, la Commissione Europea è obbligata a esaminarla e a decidere se intraprendere o meno un’azione legislativa.
La manifestazione di venerdì ha segnato un momento cruciale per la raccolta firme, con delegazioni arrivate da diversi paesi membri per consegnare simbolicamente i primi blocchi di adesioni già validate.
Al momento, la Commissione Europea mantiene una linea di cautela. Sebbene crescano le pressioni da parte di alcuni gruppi parlamentari (specialmente tra i Verdi e la Sinistra Europea), l’esecutivo comunitario ha finora ribadito l’importanza del dialogo politico e dei canali di cooperazione aperti per influenzare positivamente la situazione nell’area.
Tuttavia, il successo di questa mobilitazione suggerisce che il dibattito sulla coerenza tra la politica estera dell’Unione e i suoi trattati commerciali rimarrà uno dei temi caldi dell’agenda di Bruxelles nei prossimi mesi.
