Fatto il Referendum, ora bisogna costruire a Sinistra

Il “No” scuote il Palazzo, ma la sfida della partecipazione resta aperta.

L’Italia si risveglia con il risultato del referendum costituzionale sulla giustizia: il No ha prevalso con circa il 54% dei voti, bloccando la riforma Meloni-Nordio. Se da una parte la sinistra festeggia quella che viene definita una “vittoria in difesa della Costituzione”, l’analisi del voto rivela una realtà molto più complessa di un semplice trionfo politico.

Nonostante la vittoria del fronte del No, il divario con il Sì (attestatosi intorno al 46%) non è abissale. Questo dato indica un Paese ancora profondamente spaccato. Ma il vero protagonista, ancora una volta, è stato l’astensionismo. Sebbene l’affluenza nazionale abbia sfiorato il 59%, un dato significativo per un referendum senza quorum, ampie fette di elettorato sono rimaste distanti dalle urne.

A Merano e in altre aree del Nord, la partecipazione è stata oggetto di particolare attenzione: il legame storico con la resistenza e i valori costituzionali ha spinto molti al voto, ma la fatica democratica è evidente. Riportare gli italiani a votare, specialmente nell’area della sinistra, rimane la sfida principale per evitare che la politica diventi un dialogo tra pochi.

Il successo del No viene oggi interpretato come un segnale di “buon lavoro” delle opposizioni, ma è un’analisi che merita cautela. Se è vero che il “campo largo” (PD e M5S) si è ricompattato sul tema della separazione delle carriere, il lavoro sul territorio è apparso a tratti frammentato.

Matteo Renzi ha giocato una partita ambigua, lasciando inizialmente libertà di coscienza ma intestandosi poi una “sonora sconfitta” per il governo.

Giuseppe Conte ha puntato molto sulla comunicazione diretta, sfruttando anche spazi televisivi non convenzionali.
Molti osservatori hanno notato come il dibattito si sia spostato fuori dai canali istituzionali, approdando sul Nove con Fabio Fazio, diventato ormai un presidio per un certo tipo di narrazione politica che manca altrove.

Tuttavia, non si può parlare di un “grande lavoro” corale. L’opposizione ha beneficiato più di una reazione istintiva dell’elettorato a difesa della Carta del ’48 che di una proposta politica alternativa realmente strutturata.

Il clima internazionale, tra tensioni belliche e crisi economiche, è estremamente delicato e non permette alla politica di cullarsi sugli allori di una vittoria referendaria. La vittoria del No è un punto di partenza, non di arrivo.
Per la sinistra, la priorità deve essere ora quella di costruire su temi trasversali: il lavoro, la sanità e la stabilità internazionale.

Solo uscendo dalle “bolle” ideologiche e parlando ai bisogni reali si potrà colmare quel divario ancora troppo stretto e, soprattutto, convincere quel 40% di italiani che oggi preferisce il silenzio delle urne alla partecipazione attiva.

Non c’è tempo da perdere in festeggiamenti. È ora di costruire.