Referendum Giustizia, l’affondo di Luca Poniz: “Campagna violenta, i vertici dell’Avvocatura si dimettano”

L’esito del Referendum sulla Giustizia scatena una dura reazione nel mondo della magistratura. Luca Poniz, magistrato milanese ed ex presidente dell’Anm (Associazione Nazionale Magistrati), ha affidato a un post al vetriolo la sua analisi sul voto, parlando di una “sconfitta clamorosa” per le camere penali e chiedendo passi indietro ufficiali.

Il trionfo del “No”: un argine all’indebolimento della Magistratura

Secondo Poniz, la vittoria del No rappresenta una scelta consapevole dei cittadini contro un disegno politico volto a scardinare l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

“Il risultato è straordinario” — scrive il magistrato — “frutto di un’informazione rigorosa che la magistratura è riuscita a fare in condizioni impossibili”.

Per l’ex numero uno dell’Anm, il voto ha respinto il tentativo di ridisegnare i rapporti di forza a favore della politica, salvaguardando l’indipendenza delle toghe.

Attacco frontale all’Avvocatura: “Dirigenti irresponsabili”

Il punto più critico dell’intervento di Poniz riguarda però l’Unione delle Camere Penali. Il magistrato non usa mezzi termini, definendo la loro campagna elettorale come “faziosa”, “ossessiva” e a tratti “volgare”.

I punti chiave della critica di Poniz:

  • Scarsa rappresentatività: Poniz sottolinea come i dirigenti dell’avvocatura rappresentino solo il 4% della categoria, parlando di una “modesta rilevanza numerica”.
  • Collateralismo politico: Le associazioni forensi sono accusate di essere state per 25 anni “fortemente collaterali” a specifiche posizioni politiche.
  • Delegittimazione violenta: Viene denunciata una campagna di aggressione istituzionale che avrebbe trascinato l’intero ceto forense in un’operazione “sconcertante”.

La richiesta di dimissioni: “Serve sensibilità istituzionale”

L’affondo finale è un invito esplicito alla resa dei conti interna al mondo forense. Poniz sostiene che molti avvocati si siano sottratti coraggiosamente a questa deriva e che, per coerenza, chi ha guidato questa battaglia dovrebbe trarne le conseguenze.

“Se esistesse un minimo di sensibilità istituzionale, domani stesso ci si attenderebbe le dimissioni di chi ha speso impropriamente ruoli di rappresentanza”.


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  • Il contesto: Lo scontro tra magistrati e avvocati penalisti raggiunge il punto di non ritorno dopo il fallimento dei quesiti referendari, spostando il dibattito dal piano tecnico a quello della legittimità dei ruoli.