Petrolio made in Italy in Basilicata

L’Italia nasconde nel proprio sottosuolo un tesoro energetico che smentisce la narrazione di un Paese privo di materie prime, concentrato quasi interamente tra le montagne della Basilicata.

Qui si trovano i due giacimenti on-shore più grandi d’Europa: la Val d’Agri e Tempa Rossa.

Il primo, cuore storico dell’estrazione lucana, alimenta da decenni l’economia nazionale attraverso il centro olio di Viggiano, mentre il secondo è un progetto tecnologico avanzato entrato a regime più recentemente per estrarre greggio pesante.

Nonostante l’estrazione avvenga nel cuore dell’Appennino, gran parte di questo “oro nero” Made in Italy segue rotte internazionali.

Attraverso una complessa rete di oleodotti che collegano i pozzi alle raffinerie costiere, come quella di Taranto, il petrolio viene caricato su navi cisterna e venduto sui mercati esteri, con la Germania che si distingue come uno dei principali acquirenti per soddisfare il proprio imponente fabbisogno industriale e di raffinazione.

In questo panorama di alta ingegneria e grandi interessi geopolitici, spicca il caso quasi magico di Tramutola, un piccolo comune dove la geologia si manifesta in modo primordiale. In questa zona, il petrolio non ha bisogno di trivelle moderne o pompe meccaniche per essere visto: affiora spontaneamente dal terreno.

Presso la sorgente di Sorgituro, il greggio risale in superficie insieme ad acque sulfuree, creando piccole pozze naturali che testimoniano la straordinaria pressione e ricchezza del sottosuolo lucano.

Proprio questi affioramenti millenari suggerirono agli esploratori di inizio Novecento che sotto i boschi della Basilicata si celava un bacino energetico di proporzioni continentali.

Oggi, quella risorsa continua a fluire, sostenendo bilanci regionali e fornendo energia all’Europa, in un equilibrio costante tra la ricchezza estratta dalle profondità e la bellezza di una terra dove l’energia, letteralmente, sgorga dalla terra.