Si apre una nuova crepa nei rapporti diplomatici tra Israele e l’Italia.
Il governo israeliano ha ufficialmente convocato l’ambasciatore italiano per esprimere una formale protesta in seguito alle recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, riguardanti le operazioni militari in Libano.
Al centro della disputa ci sono le parole del titolare della Farnesina, che ha definito “inaccettabili” i bombardamenti che hanno colpito aree civili in territorio libanese.
Tajani, parlando a margine di un recente vertice internazionale, ha ribadito la posizione di ferma preoccupazione dell’Italia per l’escalation nel Paese dei Cedri.
Pur riconoscendo il diritto di Israele alla sicurezza e alla difesa dai lanci di razzi di Hezbollah, il Ministro ha sottolineato come la protezione della popolazione civile debba rimanere una priorità assoluta e invalicabile.
“Le immagini che arrivano dal Libano sono preoccupanti. Colpire zone densamente popolate e causare vittime tra i civili è inaccettabile e non contribuisce alla stabilità della regione,” ha dichiarato Tajani.
La risposta di Gerusalemme non si è fatta attendere. Il Ministero degli Esteri israeliano ha convocato il rappresentante diplomatico italiano. Così, ha ribadito che l’esercito (IDF) opera nel rispetto del diritto internazionale. Inoltre, la responsabilità delle vittime civili ricade interamente su Hezbollah, accusato di utilizzare la popolazione come scudo umano.
Per il governo di Benjamin Netanyahu, le critiche italiane rischiano di essere interpretate come un indebolimento del sostegno occidentale alla lotta contro il terrorismo lungo il confine settentrionale.
L’Italia ricopre un ruolo chiave nello scacchiere libanese, non solo per i legami storici. Soprattutto, il suo ruolo è importante per il comando. Inoltre, risulta centrale per l’ampio contingente impegnato nella missione UNIFIL delle Nazioni Unite.
Questa crisi diplomatica evidenzia la crescente difficoltà di Roma nel bilanciare due esigenze contrapposte:
Mantenere la storica solidarietà con lo Stato d’Israele.
Inoltre, occorre rispettare l’impegno per il diritto umanitario e la stabilità del Libano. Migliaia di caschi blu italiani operano quotidianamente sotto il fuoco incrociato.
Si attende ora una nota ufficiale della Farnesina per capire se ci sarà un ulteriore chiarimento tra i due Paesi o se la tensione rimarrà alta.
Nel frattempo, la comunità internazionale osserva con attenzione: l’Italia è stata finora una delle voci più equilibrate nel G7. Questo strappo potrebbe segnare un cambio di passo nella gestione diplomatica del conflitto in Medio Oriente.














